Sito della biblioteca-mediateca comunale di Iglesias
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L’importante distretto di archeologia industriale del Sulcis Iglesiente Guspinese, nonostante le non poche differenze sotto il profilo culturale ed economico dei diversi compendi minerari presenti, costituisce nel suo insieme un patrimonio di notevole interesse culturale e ambientale con alcune caratteristiche che consentono di identificarne forme, funzioni e significati comuni.
Ciascun compendio vive una propria autonoma storia che tuttavia si intreccia con quelle contigue per:
Questo insieme assai diversificato di insediamenti produttivi é caratterizzato da infrastrutture di vario genere e spesso di grande impegno costruttivo (ferrovie, strade, porti, dighe, condotte, ecc…) che dimostra competenze ingegneristiche anche molto sofisticate, da centinaia di chilometri di escavazioni in galleria poste a diversi livelli, da fabbriche e manufatti industriali differenti per funzioni e forma, da strutture e macchinari funzionali all’attività estrattiva e di trasformazione del minerale, da villaggi minerari e da eterogenee strutture di interesse collettive poste a servizio e supporto della produzione e della residenza.
In definitiva l’area oggetto dello studio costituisce una delle realtà più significative per la comprensione dei valori del lavoro minerario.
Rispetto al contemporaneo panorama europeo di archeologia mineraria, ed anche rispetto ad altri compendi altrettanto significativi della realtà industriale dell’isola, i compendi esaminati presentano alcuni elementi di specificità che sono ben noti agli studiosi di quella realtà, ma che qui vale la pena di indicare poiché hanno orientato in modo preciso la costruzione del “repertorio”.
Il caso delle concessioni minerarie di Montevecchio-Ingurtosu, per restare nell’ambito dell’i ndustria estrattiva dei minerali di piombo e dello zinco, è in tal senso emblematico.
In quel periodo infatti, sotto il profilo degli esiti architettonici del costruito, si incontrano due differenti culture.
La prima sostenuta dall’ideologia e dai temi dominanti del revival e dell’eclettismo ampiamente presenti nel panorama europeo dell’epoca e qui trasferiti dagli ingegneri tedeschi, francesi e inglesi che giunsero al seguito dell’industria; la seconda, rappresentata dalla tradizione locale, del tutto estranea a quei temi, ma ricca di esperienze costruttive plurisecolari fondate sull’uso sapiente dei materiali del posto: il legno, la pietra, la calce, il mattone laterizio, il mattone crudo, posti in opera attraverso tecniche collaudate con un repertorio formale e tipologico semplice, efficiente e dagli esiti relativamente diversificati.
Il risultato di questo incontro tra le forme e i materiali introdotti ex novo dall’industria, in primo luogo il ferro e la ghisa, con le tecnologie e i materiali del luogo, furono quelli di una sostanziale fusione di esperienze anche in vista delle esigenze pratiche che esigevano risposte economicamente sostenibili.
Questo sincretismo compositivo si individua esplicitamente in quella singolare saldatura tra l’antica esperienza costruttiva dell’abitato preindustriale urbano e rurale (si pensi ai forriadroxius e ai medaus del Sulcis-Iglesiente) e l’innovazione tecnologica e formale, inizialmente ancorata all’ideologia romantica mitteleuropea e poi, in epoca fascista, ai temi della latinità, ma entrambe funzionali, forse più di quanto si creda, anche alle esigenze della organizzazione razionale del lavoro e quindi della produzione.
Un sincretismo che ovviamente finì col caratterizzare e qualificare con più evidenza e vivacità le architetture minerarie più evocative e rappresentative dell’individualità e missione aziendale e dunque più svincolate dalla esigenze produttive; tra questi, ad esempio, i pozzi e i “castelli” minerari, i fronti monumentali di alcune laverie, i palazzi direzionali, gli edifici destinati ai servizi collettivi, ecc...
Azione al portatore di una Compagnia mineraria
Operaio intento al processo di fusione del metallo nel rinascimento
Bau, abitazione del direttore - esempio di costruzione che segue stili estranei alla cultura locale
Esempio di forriadroxius, casa agricola isolata delle campagne del Sulcis