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Modulo 1 - Il manuale per il recupero

Il repertorio delle componenti costruttive e le norme per la conservazione

Attraverso l’individuazione di aree territoriali omogenee, coincidenti generalmente col perimetro delle concessioni minerarie, saranno evidenziati i valori ambientali e gli eventuali elementi di criticità, definiti e qualificati i valori storico-culturali, identificate vocazioni e prospettive di sviluppo sostenibile del territorio.

Alcuni esempi presi in esame sono stati individuati e rappresentati con criteri tipologici ma solo laddove potevano essere considerati riassuntivi della realtà costruttiva locale (è il caso della casa operaia) e utilizzabili per fissare alcune regole di progettazione e recupero.

In linea di principio sono state invece privilegiate le varianti formali dei diversi sistemi o componenti costruttivi, (le capriate, i solai lignei, i serramenti, ecc…) così come appaiono rappresentati nei diversi manufatti edilizi presenti nei compendi.

In questa ipotesi si rinuncia a proporre operazioni di cosiddetta “conservazione tipologica” per le evidenti e inammissibili semplificazioni che tale scelta avrebbe comportato in contesti complessi, fortemente stratificati e modificati nel tempo come quelli dell’archeologia industriale mineraria e per le conseguenti difficoltà interpretative in sede di progettazione.

Il corso non considera pertanto il patrimonio dei compendi esaminati come un aggregato di edifici distinti ma come un insieme organico e unitario prodotto dalla pratica del costruire in ambito industriale minerario e declinato in numerose varianti secondo le esigenze del posto e le interazioni tra modelli culturali diversi.

I maggiori rischi che comporta l’attività progettuale e quella conservativa su tali compendi immobiliari sono noti:

  • l’ insufficiente comprensione del loro significato e funzione nel complesso contesto produttivo cui appartenevano e la conseguente perdita delle preziose e diversificate tecnologie costruttive (del ferro e legno, delle tessiture murarie,ecc…)
  • la difficoltà di individuare il ruolo della macchina nel ciclo produttivo e le connesse modalità di costruzione della fabbrica che le conteneva e ne assicurava il funzionamento
  • le difficoltà di comprenderne le relazioni col sito in rapporto alle esigenze dei lavori minerari
  • l’incomprensione dei valori monumentali di alcuni episodi in cui spesso lontani riferimenti culturali e ideologici definiscono il senso e il valore delle componenti costruttiva

La “riconoscibilità del luogo”, che occorre fermamente garantire in ogni operazione di recupero del patrimonio architettonico e di riqualificazione del paesaggio minerario, è il risultato di una lunga e complessa ridefinizione della forma e dell’uso del territorio che nel suo insieme ha raggiunto un risultato di straordinaria omogeneità formale attraverso un uso sapiente di modelli costruttivi, materiali locali, tecnologie tradizionali e d’avanguardia che furono condizionate e guidate da specifiche esigenze produttive e componenti socio-economiche e culturali.

Qualsiasi intervento di recupero, riuso, riconversione funzionale, ma anche di semplice manutenzione che ignori il significato e l’equilibrio di questi valori rischia di compromettere definitivamente le concrete prospettive di conservazione attiva del territorio che si sostiene di volere perseguire.

Il mantenimento di questa riconoscibilità passa dunque dalla conservazione del paesaggio minerario nella sua interezza, nella sua complessità e nella sua diversità che ci sono state consegnate dopo la dismissione delle attività industriali.

Il raggiungimento di questo obiettivo, nonostante la precarietà dello stato di conservazione del patrimonio e le non poche perdite subite a causa dell’incuria e della intenzionale e dissennata alterazione e distruzione di alcune sue parti, è ancora possibile ma dovrà passare attraverso progetti che includano al loro interno come elementi fondativi le “regole della conservazione” da non interpretare come opposizione e vincolo alle scelte progettuali.

Le regole della conservazione non dovranno dunque riferirsi in modo acritico e omogeneo all’intero compendio e a tutte le sue componenti edilizie poiché uno dei principali obiettivi dello studio di fattibilità è proprio quello di individuare “cosa” e “come” conservare e i relativi usi compatibili, lasciando così al progettista margini di discrezionalità minori ma guidati dalle scelte coerenti che sono già svolte in sede di pianificazione attuativa.

In sede di progettazione degli interventi e di scelte che comportino interventi di ricostruzione, riconversione funzionale, introduzione di nuovi elementi, ecc… il corso assume un ruolo del tutto neutrale e non legato all’idea di una conservazione fine a se stessa come atto autonomo tendente a fermare il tempo.

In primo luogo perché, a differenza di quasi tutti i centri storici d’ambito urbano, per l’archeologia industriale il tempo si è già fermato con la perdita irrevocabile dell’uso industriale originario sicché l’alternativa alla riconversione d’uso sarebbe solo quella della perdita irreversibile dei manufatti e della memoria storica che rappresentano.

Il presente corso si propone di offrire uno strumento utile non solo agli operatori nel campo della conservazione , ma anche a tutti coloro che sono interessati ad approfondire la conoscenza del territorio, i suoi valori, la sua storia e, quindi, la sua specificità.

Risorse

Montevecchio, cantiere di Piccalinna

Montevecchio, cantiere di Piccalinna

 
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