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Modulo 2 - Le vicende storiche

Obiettivi

In questo secondo modulo si illustrano le varie fasi di sviluppo delle attività estrattive a partire dai prime tracce del periodo nuragico, all’avvio sistematico dello sfruttamento delle miniere sarde con i Romani, allo sviluppo di Iglesias e del suo territorio con i Pisani e quindi con gli Aragonesi.
A partire dall’800 le miniere sarde hanno un enorme sviluppo che continuerà sino alla metà del secolo seguente. La seconda parte del ‘900 vede le miniere sarde in una profonda crisi, che porterà alla progressiva chiusura della maggior parte attività produttive minerarie in Sardegna.

Contenuti

L’attività mineraria in Sardegna ha radici lontanissime risalenti sia al periodo prenuragico, con lo sfruttamento dei giacimenti metalliferi di rame presenti nel Sulcis e nella valle di Oridda, che al periodo Nuragico relativamente allo sfruttamento dei giacimenti di piombo ed argento.

I primi popoli di cui si hanno maggiori testimonianze dello sfruttamento dei giacimenti metalliferi sono prima i Fenici e poi Romani, ai quali si deve l’inizio di uno sfruttamento sistematico e continuativo.

In epoca Romana l’attività mineraria, come d’altronde nelle altre provincie dell’impero come la Spagna o il Portogallo, fu molto intensa in Sardegna ed è confermata dai ritrovamenti nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese dove sono state riportate alla luce diverse vestigia romane, come lucerne in terracotta o in ferro, punteruoli, picchi e stoviglie.

I lavori minerari consistevano essenzialmente nello scavo di pozzi (o fosse) che seguivano dall’a lto verso il basso le mineralizzazioni “Colonnarie” o “Filoniane”, giungendo anche a profondità di oltre 100 metri, come testimoniato dai ritrovamenti nella zona di San Giovanni e di San Giorgio (zona de “is fossas”).

I Romani però non coltivarono solo i grandi giacimenti, ma anche innumerevoli piccole vene superficiali che presentavano un ottimo tenore in argento, metallo da sempre contraddistinto da un notevole valore commerciale.

Si hanno notizie anche sulla formazione di piccoli centri urbani, come Plumbea e Metalla posti tra il Sulcis e l’Iglesiente nonché Antas nel Fluminese, ma di questi borghi non vi è nessuna traccia visibile, se si esclude il tempio Punico-Romano di Antas.

In prossimità dei giacimenti e dei corsi d’acqua furono rinvenuti grandi quantità di scorie di fonderia (le quali presentavano ancora elevati tenori di piombo ed argento, tanto che furono riutilizzate in epoca moderna), frammenti di piombo non ancora raffinato o addirittura dei pani di piombo, pronti per essere spediti a Roma, come l’esemplare che si conserva nel museo archeologico di Cagliari dal peso di 34 kg con impresse le sigle IMP, CAES, HADR, AVG, ritrovato presso l’a pprodo di San Nicolò nel Fluminese.

Con la caduta dell’impero Romano e l’avvento dei Vandali prima e dell’impero di Bisanzio poi, si ebbe per la Sardegna e anche per l’attività mineraria un periodo buio, periodo che termina con i giudicati, e con il successivo ingresso dei Genovesi e dei Pisani.

I Pisani, che ebbero come zona di influenza e dominio la parte occidentale dell’isola, dettero nuovo impulso all’attività mineraria con il coinvolgimento di maestri d’arte mineraria di origine Italiana e Tedesca e la ripresa delle antiche coltivazioni romane, che furono approfondite fino anche a 150-200 metri, e diedero avvio a nuovi scavi a Seddas Moddizzis, Monteponi (l’allora Monte Paone) ed altre località della zona, come San Giorgio dove si contano centinaia di questi scavi.

Appartengono a questo periodo le tracce più consistenti dell’attività edilizia medioevale svolta sulla base di un programma diversificato che spaziava dall’architettura difensiva alle residenze abitative e agli edifici sociali.

La zona che i Pisani maggiormente sfruttarono fu l’Iglesiente, soprattutto con i conti di Donoratico della Gherardesca, allora signori di Pisa ed anche della quinta parte del giudicato di Cagliari, i quali favorirono lo sviluppo di Villa di Chiesa, l’attuale Iglesias, che da piccolo borgo innalzarono a rango di loro capitale in Sardegna cingendola di mura, innalzando chiese e creando numerose infrastrutture e servizi sociali come l’acquedotto e l’ospedale.

Sull’altura di Monte Altari edificarono la loro Rocca, il Castello di Salvaterra, mentre nelle alture che circondavano la pianura del Cixerri posero a guardia dei loro possedimenti, e della via che da Castel di Castro (Cagliari) portava a Villa di Chiesa, i castelli di Acqua fredda a Siliqua e di Gioiosaguardia a Villamassargia.

La città di Villa di Chiesa si sviluppò rapidamente favorita anche dalla ricchezza dei giacimenti di piombo ed argento presenti nella zona, testimoniate dalla istituzione di una zecca e di un proprio ordinamento giuridico che regolamentava sia la vita in città che l’attività mineraria.

Il “Breve di Villa di Chiesa”, conservato nell’archivio storico della città di Iglesias, è arrivato fino a noi nella sua terza versione cioè quella Aragonese, scritta come le precedenti in volgare toscano e giunta fino a noi perché salvatasi dall’incendio che nel 1354 distrusse gran parte della città.

Con la conquista da parte aragonese della Sardegna, che cominciò con lo sbarco delle truppe dell’infante Alfonso nel golfo di Palmas, e il successivo assedio alla città di Villa di Chiesa (assedio che durò per quasi un anno) l‘attività mineraria andò lentamente declinando a causa delle continue guerre e rivolte contro gli Spagnoli, delle carestie e pestilenze che colpirono la Sardegna in quel periodo ed al generale clima di sottomissione che la Sardegna visse in quel lungo periodo.

Risorse

Galleria scavata dai Romani

Galleria scavata dai Romani

Antas

Antas

La sigla del lingotto di piombo sta per IMP(eratoris) CAES(aris) HADR(iani) AUG(usti), e attesta il possesso della miniera

La sigla del lingotto di piombo sta per IMP(eratoris) CAES(aris) HADR(iani) AUG(usti), e attesta il possesso della miniera

Vetrata medievale che illustra il lavoro in miniera

Vetrata medievale che illustra il lavoro in miniera

Lavori in un sito minerario nel Rinascimento

Lavori in un sito minerario nel Rinascimento

Approfondimenti

 
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