Sito della biblioteca-mediateca comunale di Iglesias
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Nel 1718 la Sardegna cambio nuovamente padrone, passando dagli Spagnoli ai Savoia, i quali diedero nuovo impulso all’attività mineraria nell’isola, favorendo l’ingresso di maestri minatori tedeschi ed italiani i quali introdussero nuovi metodi di lavoro e nuove tecnologie come la polvere da mina.
Nonostante importanti realizzazioni anche in ambito metallurgico, come la costruzione della fonderia di Villacidro, l’incentivazione della ricerca mineraria, ed il rilascio di numerose concessioni, l’attività mineraria stentava a decollare a causa sia di errati investimenti, che delle sfavorevoli condizioni climatiche e salubri dell’isola quali continue causa di malattie e morte della popolazione.
Nel 1831 si verificò un episodio determinante per lo sviluppo dell’industria mineraria in Sardegna e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese in particolare, ovvero la nomina a direttore generale delle miniere dell’ing. Francesco Mameli, il quale pose le basi per il moderno sviluppo delle miniere Sarde.
Altra tappa fondamentale fu la stesura a Torino (allora capitale del Regno) di una nuova legge mineraria, finalmente moderna e rispondente ai bisogni del tempo, che sancì la separazione della proprietà del sottosuolo dal suolo di superficie, trasformando le concessioni minerarie in diritti perpetui.
Allegato 1 - Concessione del Re
La maggior chiarezza normativa impressa dalla nuova legge e le mutate condizioni generali, determinarono la nascita di nuove società minerarie sia locali che Liguri e Piemontesi, nonché l’i nteresse verso i giacimenti dell’isola da parte di multinazionali europee.
A partire da questo periodo comincia l’incessante processo di trasformazione del paesaggio minerario legato ad una attività sempre più stabile e continuativa, dove alla realizzazione delle iniziali infrastrutture stradali succede la realizzazione degli impianti di estrazione e di trattamento e solo in secondo momento cominciano a prendere forma gli insediamenti abitativi a ridosso dei cantieri.
Si vengono così configurando i primi villaggi minerari che trasformano vallate ricche di vegetazione in cantieri dove convivono scavi a cielo aperto [=genericamente identifica quei lavori minerari di scavo che si svolgono all'aperto], impianti di vario tipo ed edifici (sia industriali che abitativi) caratterizzati dalla convivenza di architetture che riecheggiano i motivi dell’e clettismo ottocentesco con realizzazioni più spontanee di ispirazione locale.
Una delle società che assunse ben presto un ruolo di primo piano nell’industria mineraria dell’i sola, fu la “ Società di Monteponi , Regia Miniera presso Iglesias”. Questa società fondata a Genova nel 1850, dal banchiere Paolo Antonio Nicolay, che ne divenne il presidente, si aggiudico in un asta pubblica la concessione per 30 anni del giacimento di Monteponi, giacimento che benché conosciuto e sfruttato ormai da millenni era pero da considerarsi ancora integro.
La società dette subito inizio ai lavori di sfruttamento chiamando a dirigerli l’ingegner Keller il quale pero nel 1856 abbandonò l’incarico e fu sostituito dall’ing. Pellegrini, allora 23enne, il quale impose nuovi ritmi alla produzione regolamentando il cottimo degli operai e disponendo lo scavo del pozzo Vittorio Emanuele.
All'esterno furono costruiti diversi fabbricati, come la direzione, l’ospedale con capacità di 40 posti letto, un acquedotto, e ben 14 piccoli impianti di cernita a mano posti alla bocca di uscita delle più importanti gallerie di coltivazione.
Altra tappa importante nello sviluppo dell’industria estrattiva isolana fu il 1848, anno in cui fu concessa al sassarese Giovanni Antonio Sanna la concessione perpetua dei fasci filoniani di Montevecchio.
Il Sanna si trovò a lavorare in un distretto minerario completamente in abbandono caratterizzato da sporadici e disordinati scavi che mettevano alla luce il giacimento.
La “Società di Montevecchio” diede così ai lavori ed in pochi anni Montevecchio fu dotata di tutte le infrastrutture necessarie allo sfruttamento dei giacimenti che estesi per diversi chilometri resero necessaria la suddivisione della concessione in cantieri di estrazione funzionalmente autonomi ma legati da una rete di infrastrutture, impianti e servizi comuni.
La prima laveria fu realizzata nel 1853 (laveria Rio nel cantiere di Levante), che fu a breve seguita dalla laveria Sanna (a ponente).
La società costruì anche una strada che permise il collegamento della miniera con la strada statale Guspini-Decimo-Cagliari, nel cui porto veniva imbarcato il minerale, e nel centro abitato di Montevecchio, individuato da subito come centro dei servizi sociali e direzionali, fu costruito l’Ospedale, un Albergo e il Palazzo della Direzione con annessa la chiesetta .
Nello stesso periodo fu aperta anche, da parte della Società Gennamari Ingurtosu la miniera di Ingurtosu con a capo il presidente della società, J.B. Bornemann ed il direttore della miniera l’i ngegner Hofmann, che organizzarono l’attività mineraria secondo i metodi tedeschi , impiegando in prevalenza tecnici e minatori di origine sassone.
Furono in questi anni costruite due importanti laverie, una a Casargiu ed una ad Ingurtosu, dove venne costruito il primo pozzo di estrazione della miniera denominato ”Pozzo Ingurtosu” nel piazzale del villaggio omonimo ed azionato da una macchina a colonna d’acqua e contemporaneamente si diede inizio alla costruzione dell’imponente palazzo della direzione. Altre iniziative importanti si compirono anche in campo metallurgico dove Enrico Serpieri diede vigore al riutilizzo degli scarti delle lavorazioni dei secoli precedenti facendo erigere nel 1858 una fonderia a Domusnovas ed una a Fluminimaggiore.
Altro capitolo molto importante per lo sviluppo dell’industria mineraria fu la scoperta dei giacimenti calaminari (miscela di carbonati e di silicati di zinco), a Buggerru, che in pochi anni da borgo di pescatori si trasformò ben presto in uno dei centri minerari più importanti abitato da migliaia di persone, tanto da guadagnarsi la fama di “Piccola Parigi”.
La società “Malfidano” nel 1866 acquisì i diritti per sfruttare i giacimenti calaminari di Planu Sartu e di Malfidano, che si rivelarono ben presto molto imponenti. Altro giacimento calamitare importante fu quello scoperto ad Cungiaus nella miniera di Monteponi. Attorno alla meta del secolo si inizio lo sfruttamento dei giacimenti carboniferi del Sulcis che culminò con la nascita nel 1938 della cittadina di Carbonia. Si aprirono cosi le miniere di lignite di Terras Collu e Bacu Abis, le quali rifornivano di combustibile gli impianti minerari del Sulcis-Iglesiente -Guspinese. Il ventennio di fine secolo vide la realizzazione di grandi opere minerarie, malgrado il clima di forte recessione economica. Nelle miniere si introdusse la perforazione meccanica, e l’energia elettrica fu sistematicamente adottata in tutte le miniere.
A Montevecchio si scavò il pozzo S.Antonio, ad Ingurtosu, altra importante miniera metallifera, fu costruita la ferrovia che univa la laveria di Naracauli col pontile di Piscinas usato per l’i mbarco del minerale. A Monteponi si ultimò il pozzo Sella che avrebbe dovuto accogliere le pompe per l’eduzione delle acque che impedivano lo sfruttamento dei filoni sotto il livello idrostatico, attestato allora attorno ai +70 metri sul livello del mare e sempre a Monteponi entrarono in esercizio grandiosi stabilimenti per il trattamento dei minerali, tra questi da ricordare vi è, per le soluzioni tecniche all’avanguardia per il periodo, la laveria “Calamine” usata per trattare i minerali di zinco estratti dal giacimento calamitare di Cungiaus.
Nel 1889 fu poi completata la galleria di scolo che determino l’abbassamento del livello idrostatico in maniera permanente ai +13 metri sopra il livello del mare. Il secolo si chiuse con la presenza della Monteponi e della Montevecchio e della Malfidano alla esposizione universale di Parigi, e con la Sardegna che forniva all’Italia il 98,7% del fabbisogno nazionale di piombo ed l’85% di quello in zinco.
Fasi di lavoro in una miniera nel '700
Miniera di Malacalzetta
Giovanni Antonio Sanna
Laveria di Malfidano, a Buggerru
Veduta panoramica di Buggerru
Locomotore che fuoriesce da una galleria con il suo convoglio di carrelli