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Modulo 3 - Architettura del lavoro

Gli impianti di trattamento

Per trattamento dei minerali si intende quel complesso di operazioni fisico - chimiche, che attengono alla disciplina della Mineralurgia, mediante le quali da un minerale grezzo (il " tout - venant") proveniente da una miniera, si ottiene il prodotto concentrato utile commerciale separato dal prodotto inutile da allontanare come rifiuto sterile.

Gli edifici maggiormente diffusi nei cantieri minerari, destinati a tale complesso di operazioni sono le Laverie, che rappresentano, anche nel loro stato di abbandono, manufatti di rilevante interesse per dimensioni, caratteristiche tecnologiche e architettoniche.

Gli edifici destinati al trattamento dei minerali si diffondono nelle miniere Sarde a partire dal 1850 circa, quando si raccolgono all'interno di un unico stabile tutta una serie di attività che prima di allora si svolgevano all'aperto o sotto ripari di tipo precario destinati sostanzialmente alle operazioni di cernita a mano e con l'ausilio dei famosi "Crivelli Sardi".

Il rapido passaggio dalle laverie meccaniche, a quelle idrogravimetriche fino a quelle di flottazione non dura più di cinquant'anni ed è caratterizzato dalla sostituzione progressiva della forza motrice e dalle scoperte e sperimentazioni in campo mineralurgico e metallurgico (come ad esempio l'adozione del processo elettrolitico a Monteponi) che pongono il bacino del Sulcis - Iglesiente - Guspinese in una posizione di primato nell'industria mineraria.

La sequenza "a cascata" delle operazioni di trattamento del minerale grezzo è tale da incidere sulla configurazione dell'edificio che si articola in corpi paralleli disposti a gradoni lungo le curve di livello del pendio di una vallata.

Si perviene quindi alla definizione di un "tipo" le cui invarianti, in riferimento al processo di flottazione che si diffonde in quasi tutte le laverie a partire dai primi anni del secolo, sono rappresentate dai corpi destinati alle diverse sezioni del ciclo di trattamento del minerale costituite, in sintesi:

  • dalla preparazione (frantumazione, macinazione e selezione)
  • dalla concentrazione o arricchimento (per flottazione o per gravimetria, filtrazione ed essiccamento)
  • dalla messa a deposito degli sterili, che avviene spesso a ridosso dell'impianto rappresentando l'e lemento di maggior impatto ambientale in quanto incide sulla orografia del terreno attorno alla laveria stessa

Il pendio di una vallata per l'insediamento di una laveria soddisfa da una parte la logica "a cascata" nella disposizione dei corpi e dall'altra la possibilità di accumulare gli sterili secondo una successione di sbarramenti e riempimenti del fondo valle.

La maggiore complessità in sezione e le dimensioni in lunghezza dei singoli corpi sono destinate, per uno stesso impianto, a variare sia in funzione del rapido progresso delle tecnologie che in funzione delle qualità del minerale estratto caratterizzato, lungo l'arco di attività della laveria, da tenori differenti in funzione dell'impoverimento dei giacimenti o dalla coltivazione di altri giacimenti con caratteristiche differenti.

L'evoluzione del processo di trattamento e le politiche di gestione dei cantieri portano in alcuni casi all'abbandono delle vecchie laverie meccaniche e idrogravimetriche (Nebida, Sanna, Telle, Piccalinna) e alla costruzione di laverie di flottazione (Sanna, Miniera di San Giovanni).

In altri casi l'introduzione delle nuove tecnologie dà luogo a continui adattamenti del fabbricato originario mediante ampliamenti e sopraelevazioni in cui convivono strutture originarie in murature di pietra con strutture in cemento armato o in ferro (Prinicipe Tomaso, Malfidano, etc.).

I resti delle vecchie laverie meccaniche e idrogravimetriche abbandonate intorno agli anni '50 sono ancora presenti nel territorio e sebbene svuotate dei macchinari e prive delle leggere coperture, sfidano il tempo grazie alle masse murarie delle strutture verticali.

Le laverie ancora suscettibili di essere recuperate sono invece quelle che hanno funzionato fino agli anni settanta e che sono in alcuni casi vecchie laverie trasformate e in altri casi fabbriche di nuova concezione caratterizzate da strutture intelaiate di cemento armato o in ferro e pertanto maggiormente vulnerabili rispetto al degrado.

Ad un processo di trattamento molto più semplice appartengono invece i Forni di calcinazione, che in maniera diversa sono ancora presenti nelle miniere desinate alla coltivazione delle calamine.

Tali forni, destinati al recupero dell'ossido di zinco mediante la cottura delle calamine, sono realizzati in muratura di pietra mista a mattoni ed il loro interesse risiede, oltre che nel pregio delle murature, nella ripetitività del manufatto.

Risorse

Laveria Principe Tommaso (Montevecchio, levante)

Laveria Principe Tommaso (Montevecchio, levante)

Laveria Sanna (Montevecchio, ponente)

Laveria Sanna (Montevecchio, ponente)

Laveria Narcauli (Miniera di Ingurtosu, Arbus)

Laveria Narcauli (Miniera di Ingurtosu, Arbus)

Laveria Idina (Miniera di San Giovanni)

Laveria Idina (Miniera di San Giovanni)

Forni di calcinazione (Buggerru Marina)

Forni di calcinazione (Buggerru Marina)

Laveria Miniera di

Laveria Miniera di "Monte Onixeddu"

Laveria Lamarmora (Nebida)

Laveria Lamarmora (Nebida)

Approfondimenti

 
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