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Il complesso sistema delle infrastrutture rappresentato da interventi funzionali all’attività produttiva ed al suo sviluppo può essere distinto, sotto un profilo funzionale, in opere a rete (come le ferrovie, le funivie, le strade, gli elettrodotti, le condotte idriche e fognarie, di scarico e adduzione acqua ecc…) o puntuali (come gli approdi, le dighe e sbarramenti, ecc…).
La costruzione del sistema stradale, inizialmente costituito da semplici sterrati, era in genere articolato secondo diversi livelli in funzione delle possibilità di riutilizzo e/o di raccordo con gli eventuali tracciati esistente, delle necessità di definire tracciati il più possibile agevoli di trasporto del materiale per lo stoccaggio e per l’imbarco nonché, all’interno dell’area di concessione, di raccordare nel modo più efficiente possibile i piazzali di raccolta del minerale con le unità produttive e queste con le attività residenziali e di servizio.
Il sistema stradale esterno solitamente precedeva qualunque altra infrastruttura o installazione destinata all’avvio della attività produttiva e fu costituito per un lungo periodo da semplici piste idonee al trasporto mediante carri a buoi, normalmente sempre connesso con i centri abitati più vicini e successivamente trasformate o integrato con un sistema stradale più moderno imposto dalla introduzione dei mezzi gommati che, dopo gli anni Quaranta, consentirono di movimentare in modo ben più rapido grandi volumi di minerali.
Anche il sistema stradale interno fu costantemente razionalizzato e ampliato in funzione degli sviluppi dell’attività mineraria e della crescita delle esigenze di movimentazione delle persone e dei materiali; sotto il profilo costruttivo, per ovvie ragioni di economia, fu evitato per quanto possibile di realizzare scavi in roccia a mezza costa potendosi più agevolmente provvedere a costruire le piste di servizio su rilevati anche di altezze considerevoli costituiti dallo stesso materiale di scarto.
Contestualmente al problema della realizzazione della viabilità di accesso si poneva in genere quello dell’approvvigionamento idrico che era necessario, fra l’altro, al funzionamento dei macchinari a vapore che rappresentò l’unica forma di energia nella prima fase della meccanizzazione dei lavori.
Con questo obiettivo furono eseguite opere di canalizzazione a cielo aperto, condotte di vario tipo, e impianti idraulici di scarico delle acque di lavorazione che, utilizzando accortamente le risorse esistenti e la morfologia del territorio consentirono di gestire il ciclo integrato dell’a cque per soddisfare ogni esigenza potabile e di approvvigionamento industriale.
Il primo vero salto di qualità dell’industria mineraria si deve alla diffusione dell’energia elettrica a causa delle innumerevoli applicazioni che essa rese possibile sia nei lavori in sotterraneo, sia per le operazioni di trattamento dei minerali, sia per i trasporti in galleria che in superficie.
La realizzazione nel 1915 della Centrale elettrica di Portovesme, da parte della società Monteponi, consentì in breve tempo la diffusione sul tutto il territorio della rete elettrica e la sostituzione delle singole centrali realizzate nei cantieri nei primi anni del secolo.
Se intorno agli anni Venti ciascuna miniera aveva certamente risolto il problema dei trasporti all’interno dei cantieri, molto restava da fare per risolvere il problema legato al trasporto del prodotto commerciale fino ai punti di imbarco per le destinazioni continentali.
L’esigenza del trasporto delle merci molto presto poté contare su un efficiente sistema ferroviario che fu progettato e realizzato in tempi estremamente rapidi a dimostrazione dell’i mportanza strategica che veniva attribuito a tale problema.
La ferrovia di Monteponi, quella di Montevecchio e Ingurtosu, e altre minori contribuirono in modo determinante a completare il complesso quadro delle rete di trasporti il cui fondamentale obiettivo era quello di abbattere i tempi e ei costi necessari per l’avvicinamento dei materiali ai luoghi d’imbarco.
Il rivoluzionario impianto di carico di Porto Flavia ad Iglesias, scavato nei costoni rocciosi di Masua rappresenta sotto questo profilo un episodio del tutto particolare e una innovazione straordinaria rispetto all’antieconomico e faticosissimo sistema del carico a ceste sulle “ bilancelle” che facevano la spola fra Carloforte (unico approdo per le navi di grande tonnellaggio) e le coste dell’Iglesiente e Arburese.
La diffusione delle teleferiche, resa anch’essa possibile dall’introduzione dell’energia elettrica, costituirà un elemento di innovazione per il trasporto in cantiere dai punti di estrazione agli impianti di trattamento delle principali miniere (Montevecchio, Monteponi, Rosas) costituendo un elemento di ulteriore caratterizzazione del paesaggio minerario del quale oggi non rimangono solo poche testimonianze.
Le grandi opere idrauliche, come le dighe e i bacini di raccolta fanno parte di realtà minerarie, come Montevecchio, Rosas e numerose altre, la cui attività si estende su un vastissimo territorio ed il fabbisogno idrico non è solo legato alle necessità delle attività minerarie, ma anche alle necessità di una comunità che da quella attività dipende.
Teleferica di collegamento Campo Pisano - Miniera di Cabitza
Teleferica a Montevecchio (Guspini)
Stazione ferroviaria di Montevecchio (Guspini)
Impianto di carico minerali "Porto Flavia" (Masua)
Ferrovia trasporto minerali (Masua)
Bacino e diga "Donegani" a Montevecchio (Guspini)