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Castello Salvaterra

Foiso Fois - "Castelli della Sardegna Medioevale" (Silvana Ed., Milano, 1992)

                                     Foiso Fois

Foiso Fois, noto artista sardo nato ad Iglesias nel 1916, durante la sua vita studiò meticolosamente le fortificazioni della Sardegna. In questo lavoro, ripreso e rielaborato dalla figlia Barbara, docente di Storia Medievale presso l'Università degli studi di Cagliari, l’autore fornisce una vasta classificazione di Cinte murarie e Castelli Medioevali presenti nel territorio sardo, senza tralasciare cenni storici e rilievi planimetrici delle strutture trattate. Nel testo vengono, inoltre, presi in esame la storia della Cinta Muraria di Iglesias e il Castello Salvaterra, di cui si riporta anche il famoso Assedio del 1391.

 

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Un breve accenno  alla storia medievale di Iglesias attraverso l'opera di Fois

II recente proliferare degli studi storici sulla topografia medievale di Iglesias, e in particolare sulla sua genesi di «borgo fortificato», deve attribuirsi probabilmente alla particolarità di quel tipo di incastellamento, tanto diffuso nelle regioni mediterranee a partire dal X secolo quanto estraneo in generale alla storia dell'Isola.
Tali studi, ripercorrendo le accurate ricognizioni storiche sulla città pubblicate da alcuni autori del secolo scorso e pur fondati su accurate verifiche delle molteplici fonti esistenti, non hanno tuttavia accertato la data di realizzazione della prima cinta muraria e nemmeno la sua corrispondenza con quella riprodotta dalla cartografia storica dalla fine del XVIII secolo in poi, ma concordano nel ritenere che la città fu murata in epoca ugoliniana.
In uno dei primi documenti, datato 1308 e costituito da una relazione al re d'Aragona sullo stato delle fortificazioni iglesienti, si riferiva che queste erano ancora sufficientemente solide ma bisognose di riparazioni e, secondo lo stesso cronista, i Pisani, tutt'altro che intenzionati a ripararle, meditavano addirittura di distruggerle assieme al castello di S. Guantino a causa della diffidenza verso la popolazione locale ritenuta in gran parte ancora legata all'ideologia «guelfa».
Altre cronache dell'epoca riferivano che alla vigilia dell'invasione aragonese le mura erano in rovina per il lungo abbandono, il che è peraltro documentato dagli intensi e urgenti lavori di fortificazione realizzati negli ultimi anni precedenti l'assedio e la guerra con gli Aragonesi.
Gli eventi bellici costrinsero tuttavia la città a capitolare il 7 febbraio del 1324 e a Berengario Carroz, figlio dell'ammiraglio comandante la flotta aragonese, vennero concessi in feudo la cittadella di Iglesias e il castello di Salvaterra.
Durante i primi decenni del dominio aragonese sulla città la cinta muraria venne rafforzata e ricostruita nelle parti distrutte probabilmente senza sostanziali variazioni del perimetro esistente che, peraltro, progettato con straordinaria lungimiranza, si era mostrato in grado di accogliere quel rapido sviluppo demografico tre-quattrocentesco che fu incentivato dalla presenza pisana.
L'opera di ricostruzione interessò anche il castello a suo tempo edificato su un ripido colle nella parte orientale della città, in aderenza al recinto murario e in posizione baricentrica rispetto ad essa e all'importante via per Flumini. Certamente danneggiato dagli eventi bellici, esso venne rafforzato e completato con imponenti opere che, a partire dal 1325, ne mutarono anche la destinazione ormai non più difensiva, ma volta all'affermazione del potere regio sulla città.
Un disegno del 1358 raffigurava l'edificio con due torri laterali e una centrale sotto cui si apriva il grande portone d'ingresso; ma di quelle strutture non rimangono oggi che poche tracce costituite da un corpo centrale affiancato ad una torre e inglobate nelle successive costruzioni che ne hanno rimosso e stravolto l'originario assetto.
Nella seconda metà del XIV secolo la cinta muraria e il castello erano stati perfettamente completati e la città doveva aver raggiunto quell'assetto topografico rimasto pressoché immutato nei secoli successivi.
Le antiche descrizioni del recinto murario, in parte confermate dalla analisi di quanto ancora permane e dalla documentazione fotografica della fine dell'Ottocento, riferiscono di un alto e massiccio muro in pietra legato da venti torri e protetto da una palizzata lignea e da un ampio fossato forse realizzati come elemento correttivo dell'eterogeneo andamento esterno del terreno. Nel recinto murario si aprivano le quattro porte della città: Porta S. Antonio, Porta Castelli, Porta Magistra e Porta Nova.
Quella di S. Antonio, a Nord, si apriva sulla strada verso Flumini; Porta Castelli, invece, dopo il castello e il colle su cui era edificato, si apriva a sud-est sulla strada verso Domusnovas.
Nei documenti medievali compare poi la Porta Magistra, nota successivamente come Porta di San Sebastiano, attraversata dall'omonima «ruga» e aperta verso Cagliari.
Di epoca successiva, come suggerisce lo stesso nome, è infine la Porta Nova che si apriva sulla via che, in direzione di Gonnesa, portava alle colline di più intenso sfruttamento minerario.
La profonda crisi economica e sociale attraversata dalla città a partire dalla metà del Cinquecento non mancò di far sentire i suoi effetti sullo stato di conservazione delle mura, delle porte e del castello.
L'abbondante documentazione relativa al secolo XVI e XVII evidenzia infatti un progressivo processo di abbandono per le crescenti difficoltà del Comune a provvedere alla manutenzione delle strutture pubbliche e per il contemporaneo disinteresse del governo spagnolo verso una città in cui le rendite legate all'estrazione mineraria erano in continua diminuzione.
Nelle numerose lettere inviate al viceré in quegli anni si legge, con sempre maggiore insistenza, che le devastazioni e i frequenti crolli rendono sempre più problematica ed infine impossibile la difesa della città.
Nella documentazione successiva le notizie relative alle mura e al castello diventano molto più scarse, sintomo forse del minore interesse ai problemi difensivi della città, ma continuano a fare riferimento ad irrisolti problemi di manutenzione.
Nella prima carta topografica della città, datata 1794, la cinta muraria non sembra tuttavia interrotta in modo significativo ad eccezione del tratto corrispondente all'attuale piazza Sella, la cui demolizione è però più verosimilmente da attribuire ai primi problemi di crescita demografica oltre l'antico recinto fortificato.
Questa tendenza è peraltro confermata e ben documentata nella successiva cartografia che mostra una città in espansione lungo la direttrice della «strada reale» per Cagliari e lungo quella degli insediamenti minerari verso Gonnesa. Sempre più incisivi divennero pertanto gli interventi di demolizione, alcuni dei quali ampiamente documentati, che rimossero larghi tratti della cortina muraria fino a tutto l'Ottocento  (brano tratto dal libro sopra citato).

stemma-di-IglesiasLo Stemma di Iglesias

CONSIGLI DI LETTURA

Il volume da cui è stato tratto il brano può costituire un utile punto di riferimento per chi decida di approfondire la storia di Iglesias dal primo periodo medioevale al tardo Settecento. In esso vengono fornite inoltre immagini e planimetrie degli antichi edifici storici, nonché notizie relative agli assedi subiti per il controllo delle miniere d’argento presenti nel territorio.

 
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