Sito della biblioteca-mediateca comunale di Iglesias
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Foiso Fois, noto artista sardo nato ad Iglesias nel 1916, durante
la sua vita studiò meticolosamente le fortificazioni della Sardegna. In questo lavoro, ripreso e
rielaborato dalla figlia Barbara, docente di Storia Medievale presso l'Università degli studi di
Cagliari, l’autore fornisce una vasta classificazione di Cinte murarie e Castelli Medioevali
presenti nel territorio sardo, senza tralasciare cenni storici e rilievi planimetrici delle
strutture trattate. Nel testo vengono, inoltre, presi in esame la storia della Cinta Muraria di
Iglesias e il Castello Salvaterra, di cui si riporta anche il famoso Assedio del 1391.
II recente proliferare degli studi storici sulla topografia
medievale di Iglesias, e in particolare sulla sua genesi di «borgo fortificato», deve attribuirsi
probabilmente alla particolarità di quel tipo di incastellamento, tanto diffuso nelle regioni
mediterranee a partire dal X secolo quanto estraneo in generale alla storia dell'Isola.
Tali studi, ripercorrendo le accurate ricognizioni storiche sulla
città pubblicate da alcuni autori del secolo scorso e pur fondati su accurate verifiche delle
molteplici fonti esistenti, non hanno tuttavia accertato la data di realizzazione della prima cinta
muraria e nemmeno la sua corrispondenza con quella riprodotta dalla cartografia storica dalla fine
del XVIII secolo in poi, ma concordano nel ritenere che la città fu murata in epoca
ugoliniana.
In uno dei primi documenti, datato 1308 e costituito da una
relazione al re d'Aragona sullo stato delle fortificazioni iglesienti, si riferiva che queste erano
ancora sufficientemente solide ma bisognose di riparazioni e, secondo lo stesso cronista, i Pisani,
tutt'altro che intenzionati a ripararle, meditavano addirittura di distruggerle assieme al castello
di S. Guantino a causa della diffidenza verso la popolazione locale ritenuta in gran parte ancora
legata all'ideologia «guelfa».
Altre cronache dell'epoca riferivano che alla vigilia
dell'invasione aragonese le mura erano in rovina per il lungo abbandono, il che è peraltro
documentato dagli intensi e urgenti lavori di fortificazione realizzati negli ultimi anni
precedenti l'assedio e la guerra con gli Aragonesi.
Gli eventi bellici costrinsero tuttavia la città a capitolare il 7
febbraio del 1324 e a Berengario Carroz, figlio dell'ammiraglio comandante la flotta aragonese,
vennero concessi in feudo la cittadella di Iglesias e il castello di Salvaterra.
Durante i primi decenni del dominio aragonese sulla città la cinta
muraria venne rafforzata e ricostruita nelle parti distrutte probabilmente senza sostanziali
variazioni del perimetro esistente che, peraltro, progettato con straordinaria lungimiranza, si era
mostrato in grado di accogliere quel rapido sviluppo demografico tre-quattrocentesco che fu
incentivato dalla presenza pisana.
L'opera di ricostruzione interessò anche il castello a suo tempo
edificato su un ripido colle nella parte orientale della città, in aderenza al recinto murario e in
posizione baricentrica rispetto ad essa e all'importante via per Flumini. Certamente danneggiato
dagli eventi bellici, esso venne rafforzato e completato con imponenti opere che, a partire dal
1325, ne mutarono anche la destinazione ormai non più difensiva, ma volta all'affermazione del
potere regio sulla città.
Un disegno del 1358 raffigurava l'edificio con due torri laterali
e una centrale sotto cui si apriva il grande portone d'ingresso; ma di quelle strutture non
rimangono oggi che poche tracce costituite da un corpo centrale affiancato ad una torre e inglobate
nelle successive costruzioni che ne hanno rimosso e stravolto l'originario assetto.
Nella seconda metà del XIV secolo la cinta muraria e il castello
erano stati perfettamente completati e la città doveva aver raggiunto quell'assetto topografico
rimasto pressoché immutato nei secoli successivi.
Le antiche descrizioni del recinto murario, in parte confermate
dalla analisi di quanto ancora permane e dalla documentazione fotografica della fine
dell'Ottocento, riferiscono di un alto e massiccio muro in pietra legato da venti torri e protetto
da una palizzata lignea e da un ampio fossato forse realizzati come elemento correttivo
dell'eterogeneo andamento esterno del terreno. Nel recinto murario si aprivano le quattro porte
della città: Porta S. Antonio, Porta Castelli, Porta Magistra e Porta Nova.
Quella di S. Antonio, a Nord, si apriva sulla strada verso
Flumini; Porta Castelli, invece, dopo il castello e il colle su cui era edificato, si apriva a
sud-est sulla strada verso Domusnovas.
Nei documenti medievali compare poi la Porta Magistra, nota
successivamente come Porta di San Sebastiano, attraversata dall'omonima «ruga» e aperta verso
Cagliari.
Di epoca successiva, come suggerisce lo stesso nome, è infine la
Porta Nova che si apriva sulla via che, in direzione di Gonnesa, portava alle colline di più
intenso sfruttamento minerario.
La profonda crisi economica e sociale attraversata dalla città a
partire dalla metà del Cinquecento non mancò di far sentire i suoi effetti sullo stato di
conservazione delle mura, delle porte e del castello.
L'abbondante documentazione relativa al secolo XVI e XVII
evidenzia infatti un progressivo processo di abbandono per le crescenti difficoltà del Comune a
provvedere alla manutenzione delle strutture pubbliche e per il contemporaneo disinteresse del
governo spagnolo verso una città in cui le rendite legate all'estrazione mineraria erano in
continua diminuzione.
Nelle numerose lettere inviate al viceré in quegli anni si legge,
con sempre maggiore insistenza, che le devastazioni e i frequenti crolli rendono sempre più
problematica ed infine impossibile la difesa della città.
Nella documentazione successiva le notizie relative alle mura e al
castello diventano molto più scarse, sintomo forse del minore interesse ai problemi difensivi della
città, ma continuano a fare riferimento ad irrisolti problemi di manutenzione.
Nella prima carta topografica della città, datata 1794, la cinta
muraria non sembra tuttavia interrotta in modo significativo ad eccezione del tratto corrispondente
all'attuale piazza Sella, la cui demolizione è però più verosimilmente da attribuire ai primi
problemi di crescita demografica oltre l'antico recinto fortificato.
Questa tendenza è peraltro confermata e ben documentata nella
successiva cartografia che mostra una città in espansione lungo la direttrice della «strada reale»
per Cagliari e lungo quella degli insediamenti minerari verso Gonnesa. Sempre più incisivi
divennero pertanto gli interventi di demolizione, alcuni dei quali ampiamente documentati, che
rimossero larghi tratti della cortina muraria fino a tutto l'Ottocento (brano tratto
dal libro sopra citato).
Lo
Stemma di Iglesias