Sito della biblioteca-mediateca comunale di Iglesias
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L’autore di questo interessante volume è
Francesco Cherchi, nato ad Iglesias nel 1939. Dopo aver svolto una
lunga attività come assicuratore, si è dedicato allo studio della sua città, privilegiando l’a
pproccio storico. Assiduo frequentatore dell’Archivio storico cittadino, egli ha infatti potuto
ampliare le proprie conoscenze sul territorio soprattutto riguardo alle sue usanze, tradizioni e
costumi.
ZAIRA DEPLANO PINNA
-
La bambina col cerchio di Giuseppe Sartorio: un caso di scultura sepolcrale nel cimitero
monumentale di Iglesias.
La bambina col cerchio
È in assoluto il monumento più famoso del cimitero di Iglesias: la
bambina col cerchio. Un pavimento a riquadri bianchi e neri (il bene ed il male), una colonna
spezzata e riversa (la vita interrotta) ed una bimbetta seduta che appoggia il gomito sulla base
della colonna e si sorregge il capo con la mano sinistra. L'espressione del viso assorto in un
sorriso di soddisfazione, il braccio destro disteso e rilassato sull'ampio vestito e con in mano il
bastone col quale ha appena finito di spingere il cerchio di bronzo. Sartorio ha riprodotto
fedelmente i tratti e il vestito della defunta, come si evince dalla comparazione con la foto che
venne scattata quando Zaira aveva 3 anni nell'agosto del 1898. II tempo, il tipo di marmo usato ed
un recente "restauro" hanno cancellato l'epitaffio che era scolpito sulla colonna. Solo con grande
difficoltà e col solito sistema della lampadina usata in ore di buio si è potuto leggere:
"ALL'ANGELO ZAIRA DEPLANO PINNA INCONSOLABILI GENITORI COSPARGONO
LACRIME E FIORI".
Zaira Paola Grazia era nata il 14 marzo 1895. Morì di meningite il
14 luglio 1901 alle ore 4,30 pomeridiane in casa dell'avolo. Era figlia del notaio Ernesto Deplano
e di Fanny Pinna. Abitava in via Martini.
Sulla piccola Zaira sono fiorite delle leggende che vengono
raccontate ai bambini (forse per dissuaderli dal toccare il cerchio): per esempio si dice che
a mezzanotte lei scenda dalla colonna e corra col cerchio per il cimitero, oppure che il 2 novembre
appaia sui tetti del centro storico e chieda ai bambini se vogliano giocare con lei, ed alla
risposta affermativa il bambino consenziente muoia.
DOMENICA ANTONIETTA GRIMALDI -
Un'opera in memoria
di un
suicidio per amore
La scultura che ritrae Domenica Antonietta Grimaldi
Su un alto piedistallo in trachite poggiano una grande croce con
un drappo poggiato sul braccio orizzontale, una lucerna ed il busto a rutto tondo della
defunta.
Sulla lapide in marmo bianco fissata sulla fronte del piedistallo
si legge:
DOMENICA ANTONIETTA GRIMALDI / A SOLI 22 ANNI / IL 2 FEBBRAIO 1907
/ SI SVINCOLO' DALL'AFFETTO DEI SUOI / LASCIANDO A LORO CONFORTO / NELLA SUA VENERATA EFFIGIE / IL
MESTO RICORDO DI UNA IDEALE BONTÀ.
La giovane Grimaldi, che abitava nella Piazza Municipio, morì
suicida avvelenandosi per essere stata lasciata dal fidanzato che l'aveva ripudiata per aver
partecipato ad un ballo in piazza senza il suo permesso.
CONSIGLI DI LETTURA
In questo suo primo libro Francesco Cherchi mette in particolare
risalto il legame tra il cimitero, inteso paradossalmente anche come “momento di vita,” e la sua
popolazione. Il cimitero, infatti, è inteso dal nostro autore, nella fattispecie, come un grande
documento della nostra storia “comune”. Il titolo stesso, rifacendosi all’importante carme di Ugo
Foscolo “Dei Sepolcri”, sottolinea non solo l’importanza della cura dei morti, ma anche il fatto
che la vita si esplichi in qualche modo attraverso il loro valido insegnamento.
Degno di attenzione è lo spaccato di vita della comunità dell’Iglesiente, principalmente
quello che intercorre tra la metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, nel quale si evidenziano
chiaramente le differenze di classe e di conseguenza i diversi stili di vita. Così, anche ad un
osservatore casuale, salta all’occhio il divario tra i grandi monumenti sepolcrali e, poco
distanti, le ben più umili, ma non per questo meno dignitose, sepolture.
Emergono storie di casati ora estinti, storie di minatori tragicamente scomparsi e vite
troppo brevi, spezzate da crudeli malattie o incidenti. Il rispetto per gli estinti è tale, che può
essere percepito da un visitatore di passaggio grazie alla struttura stessa del cimitero: basti
pensare che c’è un vialetto dedicato pietosamente solo ai morti in tenera età.