Mediateca di Iglesias

Sito della biblioteca-mediateca comunale di Iglesias

 

Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti

Home > Laboratorio didattico > Rivista multimediale > Storia di Iglesias

Iglesias un secolo di tutela del patrimonio

 

Alfredo Ingegno - "Iglesias. Un secolo di tutela del patrimonio architettonico"    (Ed. S'Alvure, Oristano, 1987)
   

Nel testo vengono illustrati i risultati di ricerca relativi ad un lavoro realizzato dai Beni Architettonici con uno scopo di censimento e tutela del patrimonio architettonico delle province di Cagliari e Oristano. Il progetto è stato intrapreso ad Iglesias dal 1980 e i recenti lavori di restauro realizzati nel centro storico della città hanno reso necessario un recupero delle informazioni necessarie per mantenere una memoria storica del centro sulcitano. La storia dei restauri dei più importanti edifici medievali della città a partire dalla fine dell’Ottocento, corredata da un’esauriente documentazione grafica e iconografica, viene raccontata attraverso una ricognizione degli atti inediti, censiti presso l’Archivio della Soprintendenza e quello comunale.
All’interno del testo troviamo importanti pagine dove si analizzano particolari edifici storici quali il Castello Salvaterra ed il Borgo fortificato dalle mura Pisane.

iglesias_planimetria3 

 


     CINTA MURARIA DI IGLESIAS E CASTELLO SALVATERRA

"La storia di Iglesias è nota. Il presente studio vuole solo puntualizzare gli avvenimenti cronologici della fortificazione della città e le vicende del suo Castello. Fortificazioni e vicende che hanno inizio con la ribellione di Guelfo di Donoratico alla Repubblica Pisana nel 1289, e con la presa della città mineraria che, tolta ai ribelli del giu¬dice d'Arborea, alleato dei Pisani, fu fatta smantellare di ogni apprestamento difensivo.
Il ripristino e l’ammodernamento delle difese, dopo la naturale stasi che segue sempre ogni fatto bellico, non dovettero trascurarsi in una città con una propria organizzazione amministrativa, regolata da uno statuto famoso.
[…]
Le alte mura merlate della cortina di difesa legate da venti torri, chiudevano poligonalmente la città. Antistante la cortina di difesa, un antemurale in palizzata lignea, davanti al quale correva un ampio fossato, teneva il più lontano possibile le macchine di guerra, limitando, specialmente, i danni prodotti dai trabucchi.
Sulle fortificazioni di Iglesias esiste una precisa documentazione nella corrispondenza diplomatica del Gattarelli al re Giacomo II d' Aragona, datata Firenze 18 settembre 1308.
In questi dispacci segreti è detto infatti che è viva intenzione dei Pisani disfare il castello di San Guantino (che era il nome pisano di Salvaterra), abbattere mura e torri, distruggere l’antemurale ligneo e riempire i fossati di terra e, in caso di sbarco delle truppe aragonesi, distruggere con la città l’intero territorio, poiché i Pisani non si fidavano degli uomini che la difendevano, essendo questi Guelfi. Si sa d'altra parte che Iglesias passò sotto l'amministrazione della Repubblica pisana nel 1302.
La resistenza dei mille uomini d'arme e dei seicento abitanti comandati da Vico di Rosellino e Giacomo di Settimo, nella disperata difesa di Iglesias, toccò momenti di vero eroismo. La resa proposta dagli Aragonesi il 14 gennaio del 1324 ebbe luogo, con l'onore delle armi, il 7 febbraio dello stesso anno, dopo sette mesi di impari lotta. «La presa della città costò alle due parti più di dodicimila combattenti».
Nella città occupata della quale fu nominato podestà e Capitano Raimondo Sentmenat che morì nella sommossa di Sassari del 1325, trovò temporaneo asilo la consorte dell'Infante Alfonso. Questi, ricomposto l'esercito, era partito alla conquista di Cagliari. Con la resa di quest'ultima si apre una relativa tregua di pace per i vincitori, di angherie per i vinti, costretti fra l’altro a pagare lo sforzo bellico degli Aragonesi.
A Berengario Carroz figlio dell’ ammiraglio comandante la flotta aragonese, vennero concessi in feudo, secondo la consuetudine italiana, in riconoscimento dei servizi prestati nella campagna di guerra, la cittadella fortificata di Iglesias ed il Castello Salvaterra.
Sulla porta del Castello, nell'architrave, una lapide datata 1325 ricorda  la castellania dei Carroz.

iglesias_planimetria2      Perimetro murario della Città


[…]
Iglesias si riscattò dalla famiglia Carroz entrando definitivamente a far parte del patrimonio della Corona d'Aragona il 7 settembre del 1479. Il popolo, per aver espugnato il Castello Salvaterra, consegnandolo al Governatore dell'isola Don Luigi d'Aratali, ebbe confermata dal re una somma annua per la manutenzione delle fortificazioni. Che abbiano fortificato le mura con adeguate opere, dotandole anche di pezzi di artiglieria, secondo l'evoluzione dell'arte militare, si trova memoria in un documento del 30 agosto 1587.
Nel 1605 era capitano della città di Iglesias Melchiorre Dexart.


Del Castello Salvaterra, che cinquant’anni fa ospitò una fabbrica industriale di vetri, si trattò nelle relazioni annuali dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei Monumenti. Nella relazione ottava a proposito della necessità da parte del Comune di costruire un nuovo e moderno edificio scolastico era detto che si rendeva necessario per tale costruzione l'abbattimento  di  venticinque  metri della cortina muraria della cinta medioevale.
L'Ufficio Regionale non avendo elementi sufficienti, se non la sola planimetria presentata dall'Assessore alle Finanze e Regio Ispettore agli scavi per il circondario di Iglesias cav. Ignazio Sanfilippo, inviò l'ing. Dionigi Scano per una visita di sopralluogo. Ad ispezione effettuata «venne a risultare che per il tratto proposto per la demolizione, oltre non avere alcuna importanza artistica, stante lo stato di troppo avanzato degradamento in cui trovasi, occorrerebbe, volendosi rispettare, fortissime spese di riparazione, alle quali né il Comune né il Governo intenderebbero certamente di sobbarcarsi». «In questo stato di cose l'Ufficio Regionale emise il parere che si permettesse la sopra accennata demolizione purché il Comune indicasse nei due muri perimetrali, le intersezioni con la cinta medievale, lasciandola intatta per lo spessore di essi muri, e che nel pavimento della nuova scuola venisse seguito l'andamento planimetrico della muraglia, e nell'atrio dell'erigendo casamento scolastico venissero incisi i rilievi planimetrici ed altimetri di tutti quelli altri dati grafici utili allo studioso per rendersi una esatta idea della posizione e stato del tratto.di cinta da demolirsi»
[…]
Lo stato attuale della cinta medioevale della città di Iglesias è pressappoco quello di circa un secolo fa, all'epoca dei restauri curati dall'Ufficio Regionale per la conservazione dei Monumenti. La caratteristica strutturale di queste mura è quella d'avere le facciate cieche, costruite in pietrame di varia dimensione e disposto a corsie orizzontali.
Questa struttura a motivo della ineguaglianza del materiale, offriva sufficiente garanzia di resistenza alla distruzione da parte delle macchine da guerra.
Nel Codex  Diplomaticus Ecclesiensis è detto che le alte mura merlate della cortina di difesa erano legate da venti torri e chiudevano poligonalmente la città
Le mura inoltre erano protette da una palizzata lignea e da un ampio fossato.
Del fossato non si conosce la forma; esso poteva essere di sezione triangolare e quindi di limitato ostacolo all'invasore che facilmente poteva ridurne la profondità, oppure di sezione retta con profondità media compresa fra ì 2 e i 4 metri.
Comunque sia stato realizzato, esso rappresentava, nell'opera di fortificaione della Città, l'elemento correttivo del terreno e tale da acquistare, per gli eventi di guerra, importanza e valore strategico quanto le fortificazioni permanenti.
A ovest della Città, nella cintura di difesa che va da Porta Nuova a Porta S. Antonio (entrambe ora distrutte) si notano sbrecciature nella merlatura ed al piede del muro.
Lungo il perimetro della cinta esterna le alluvioni e le frane di terra hanno sollevato il piano stradale di circa tre metri, fino a coprire la luce dell'arco delle porte che sono nelle torri.
Le torri in buono stato, sono quasi tutte trasformate in abitazioni ad eccezione delle ultime due a Nord della muraglia, sullo scosceso del colle «Buon Cammino», che domina la strada per Fluminimaggiore.
Il tratto di cinta a Est della attuale via Cattaneo ed a Sud della distrutta Porta Nuova, fino alle scuole Elementari, non esiste più.
Essa era ancora esistente nelle planimetrie del 1794, del 1836, eseguita dall'architetto G. Cima e fino ad oggi inedita, e in quelle del 1894 e 1912.
A sud del Castello Salvaterra vi è ancora una torre, forse la stessa costruita a difesa della Porta Castello, ed un tratto di cinta, lungo una quindicina di metri, entrambi in pessimo stato di conservazione.
A Porta S. Antonio confluiscono i versanti dei due colli che chiudono a Nord Iglesias. Sul dispulvio del colle su cui sono i ruderi del castello, un troncone di muraglia mostra ancora il «passo di ronda». Inoltre ai piedi del colle opposto, a ridosso delle mura che si allacciavano alla Porta S. Antonio c'è un pozzo, ora murato, che risale ad epoca pisana.
La fortificazione, nel suo complesso, è legata alla orografia ed il Castello costruito sul colle Salvaterra traeva valore difensivo ed offensivo in forza della sua posizione, per cui poteva essere difeso da modesta guarnigione.
Un disegno del 1358 lo raffigura composto da due torri laterali, e da una torre centrale, sotto la quale era il gran portale d'accesso; di tutto questo rimangono modesti ruderi.
Della parete Nord del Castello è ancora misurabile l'intera lunghezza per un metro d'altezza; mentre del muro Est esiste l'intera struttura sia in lunghezza che in altezza. Nella facciata interna di questo muro, sono ancora visibili due mensole d'appoggio per i travi del tetto.
Nessuna traccia dei muri perimetrali Sud ed Ovest del Castello, l'area del quale è ricoperta di vegetazione. Nel lato Nord, strutture murarie vecchie di un secolo sono prive di tetto. Nei muri intonacati di rosa si aprono porte e finestre pseudo gotiche. Nel lato Ovest, sempre dentro l'area del Castello, va in rovina il complesso murario della vetreria costruita nei primi anni di questo secolo. Nel lato Sud alcune case di abitazione hanno distrutto quanto poteva essere ancora rimasto delle antiche strutture.

 

CONSIGLI DI LETTURA

Lo studio è teso a mettere in evidenza quanto l’originario carattere di difesa della cinta muraria della città si sia perduto nel tempo e in che modo l’architettura civile abbia sfruttato e talvolta sacrificato alle moderne esigenze le vestigia antiche di un mondo passato.  All'interno dell'opera di Ingegno si trovano inoltre relazioni su restauri e ripristini di molti monumenti iglesienti. Il testo è una gradevole lettura per chi è appassionato della storia e dei cambiamenti architettonici riguardanti la città di Iglesias, nonchè un interessante riferimento bibliografico per gli studiosi di tali argomenti.


 
Home | Contatti | Mappa del sito | Credits | © ConsulMedia 2006