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Miniera: ricordi di una vita

Mario Congia - “Miniera : ricordi di una vita.
Uno spaccato di vita nella realtà mineraria a metà del '900”. (Ed. Input Multimedia - Associazione culturale Etnos, Quartu Sant'Elena, 2003)   

                                                                         Mario Congia

  Mario Congia, nato ad Iglesias il 2 febbraio1930, è un minatore in pensione che continua a svolgere un ruolo attivo nell’ambito minerario. Collabora infatti con Etnos, un’associazione culturale che cerca di portare avanti la memoria storica di una realtà ormai in declino.
Nel suo libro “Miniera: ricordi di una vita”, oltre il suo percorso personale, racconta la realtà mineraria e le lotte portate avanti dai minatori, in particolar modo dagli anni Cinquanta ad oggi. La narrazione è uno spaccato di vita che ci permette di rivivere il progresso in materia sindacale verificatosi in quegli anni, fornendo un approccio dal punto di vista del minatore, che punta ad un maggior riconoscimento del suo lavoro e, quindi, ad una maggiore tutela di esso. Il racconto offre anche chiarimenti dal punto di vista tecnologico, dando conto dei supporti sempre più all’avanguardia che hanno coadiuvato il duro lavoro sotterraneo..
Naturalmente questa testimonianza non manca di riportare, oltre agli aspetti positivi, quelli negativi, in primis gli innumerevoli incidenti sul lavoro e la scarsa considerazione della vita dei lavoratori, considerati, almeno fino agli anni Cinquanta, quasi alla stregua di servi della gleba.
Risulta inoltre estremamente significativa l’esperienza vissuta dal nostro autore in altre zone geografiche, sia in Italia che in Svizzera, sempre nell’ambito della realtà mineraria. Ciò ci permette di capire come le speranze di tanti disoccupati del tempo, che emigravano in cerca di condizioni di vita migliori, venissero purtroppo disattese dalla realtà effettiva e quanto fosse simile la mentalità dei dirigenti dei bacini minerari in tutta Europa.

Nelle zone minerarie la lotta per la rivendicazione di condizioni di vita più dignitose spesso si concretizzava con l’occupazione dei pozzi.


occupazione_pozzi 
Foto d'epoca

L'OCCUPAZIONE DEI POZZI

"[...]Erano trascorsi pochi giorni dal mio trasferimento in miniera. C'era molto malumore per i salari molto bassi. Il cottimo era massacrante e i soldi in busta paga erano sempre di meno. Le famiglie erano schiave dello spaccio aziendale e non ce la facevano più.
A metà febbraio del 1949 venne deciso di occupare la miniera. Alle 7 del mattino scese il primo turno, gli operai del terzo turno non uscirono e insieme bloccarono l'ascensore. Quando i dirigenti si resero conto dell'occupazione, era troppo tardi per far intervenire la forza pubblica.
Ebbe inizio così il famoso sciopero18 che durò 48 giorni.
All'interno non c'erano telefoni. Per comunicare si batteva con un pezzo di ferro un tubo che, partendo dall'esterno, arrivava fino al livello più profondo della miniera.
Anch'io faccio parte del primo turno.
All'improvviso si sente battere il tubo dall'esterno:
"Sono il capo servizio, voglio sapere con chi parlo?".
"Sta parlando con tutti" è la risposta dall'interno, capendo che cercava di individuare i promotori dello sciopero.
In superficie gli operai rimasti fuori piazzano delle tende e si organizzano per aiutare i compagni. Girano in città e convincono anche i commercianti a dare una mano in questa dura lotta, offrendo specialmente generi alimentari. I sindacati aiutano le famiglie degli operai più bisognosi.
Gli operai anziani conoscono bene la miniera e le vecchie gallerie abbandonate. Una di queste gallerie arriva a poca distanza dal pozzo, vicino alle case. Da lì qualche operaio riesce a passare e a farci sapere che ci sono un centinaio fra carabinieri e polizia di Scelba. Viene dato il permesso di far arrivare attraverso la gabbia generi alimentari, sigarette e acqua potabile.
Passano alcuni giorni. E' duro dormire su tavole in quella umidità. Costruiamo delle panche e per passare il tempo giochiamo a carte. Molti operai temono la rappresaglia aziendale e sono preoccupati per le loro famiglie.
Qualcuno dice: "Questo sciopero non serve a nulla, tanto comanderanno sempre loro".
Altri, alzando la voce, rispondono: "Anche noi e le nostre famiglie siamo nelle stesse tue condizioni, perciò stiamo uniti e facciamoci coraggio a vicenda.
L'azienda aveva molto materiale stoccato all'esterno. Normalmente, quando la produzione superava la capacità lavorativa della laveria, il materiale veniva scaricato in discarica per essere utilizzato quando era necessario. L'azienda convinse un gruppo di crumiri a caricare, a cottimo, un certo numero di vagoni per produrre piombo. L'azienda cercava in questo modo di far fallire lo sciopero riducendo le perdite. In superficie si fronteggiavano i lavoratori in sciopero per sostenere i propri diritti e i crumiri che caricavano i vagoni, protetti dalla polizia e contestati dagli operai in sciopero.
La laveria, per produrre, aveva bisogno di acqua e la sala pompe era proprio il punto dove sostavano i minatori in sciopero, perché c'era caldo e luce elettrica..." 

La vita in miniera oltre ad essere massacrante, presentava enormi pericoli per l’incolumità dei lavoratori. Ecco il racconto di uno dei tanti incidenti che funestano le miniere di tutto il mondo.

LA TRAGEDIA

"II 2 febbraio 1961, giorno del mio compleanno, doveva essere un giorno felice. E' invece il giorno più brutto e maledetto della mia vita.
Mi reco a lavoro. Tutto procede regolarmente. Intorno alle 12,30 sento uno scoppio che fa tremare tutta la montagna. Mi trovo in una galleria poco distante dall'esplosione. Fermo la sonda.
Sento tante urla. La galleria in un attimo è piena di fumo e il rumore di un grosso tubo d'aria che si è rotto mette ancora più confusione tra i minatori che scappano.
Vedo mio cognato e cerco di fermarlo. E' terrorizzato.
Gli chiedo: "Cos'è successo?".
"Sono tutti morti!" mi risponde, continuando la sua corsa.
Cerco di avvicinarmi al luogo dell'esplosione. In mezzo al fumo compaiono 4 operai che reggono un pezzo di scala con sopra un giovane con i vestiti a brandelli. Gli mancano gli organi genitali. Invoca la mamma. E' un ragazzo sardo, di Villanovatulo, entrato a lavorare in miniera da soli otto giorni.
Gli operai sono tutti scappati ed io non so cosa fare. Vedo una luce che si avvicina. E' il capo servizio signor Bulgheroni che urla: "Credevo i sardi più coraggiosi ed invece sono scappati tutti".
Mi passa vicino senza rivolgermi la parola. Lo seguo in mezzo a quel fumo. Dopo pochi metri l'aria ha liberato la galleria dal fumo. Il capo servizio chiude la valvola dell'aria e all'improvviso avverto un grande silenzio di morte.
Su un vagone rovesciato vedo il corpo del sorvegliante, signor Utzeri, nato a S. Vito in Sardegna e da tanti anni residente in Piemonte. Ha parte degli intestini fuori. Lo tocco e mi faccio il segno della croce.
Il capo servizio controlla se ci sono superstiti. Niente! Ci sono tre corpi senza vita e il quarto è giunto cadavere all'esterno. Il capo servizio mi chiede di rimanere di guardia mentre va fuori ad avvertire le autorità.
Io resto lì, immobile. Non ho il coraggio di guardare i corpi dei miei compagni: due di loro assunti solo da una settimana, il sorvegliante emigrato 10 anni prima dalla Sardegna e un anziano vedovo. Non mi rendo conto di quanto tempo resto lì, solo.
Mia moglie e la mia famiglia nel frattempo stanno vivendo un altro dramma. La folla radunatasi fuori dalla miniera parla di tanti morti. Mia moglie e i miei figli, non vedendomi tornare, pensano sia successo qualcosa anche a me. Non credono neppure a mio cognato che dice di avermi visto vivo. La casa si riempie di gente che cerca di confortare mia moglie.
Lei continua a ripetere: "Perché non viene mio marito?.... Perché non viene mio marito?....".
Poverina, quanto ha sofferto quel giorno!
In miniera intanto io aspetto. Vedo in lontananza tante luci. Sono i funzionari dell'Ufficio delle Miniere, la Magistratura, il medico, il capo servizio ed il direttore che, informandomi della disperazione di mia moglie, mi dice di andare subito a farmi vedere dalla mia famiglia.
Mi prega di tornare al più presto e di mettermi a sua disposizione.
Mi allontano mentre il medico esamina le salme e vengono scattate delle fotografie. All'esterno vengo circondato da compagni di lavoro e abitanti.


miniera-vagonista

 

CONSIGLI DI LETTURA

L’autore descrive i fatti in modo crudo e realistico, dando chiaramente l’i mpressione di un società divisa in due classi ben distinte e nemiche, pronte a fronteggiarsi per perseguire ognuna i propri obiettivi. Solo la narrazione del disastro indulge ad una componente emotiva che induce i lettori a partecipare alla tragedia di un mondo quasi a parte come quello minerario.

 
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