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La vita è bella... ma non sempre!

di Valentina, Susanna, Roberta
Erano già le otto di sera e il sole era gia tramontato da un´ora. Il piccolo Romeo vagava per il bosco in cerca della strada che lo avrebbe riportato a casa...

Come ogni Sabato sera usciva dall´ufficio e saliva sulla sua lussuosa BMW nera dopo aver lavorato intensamente tutto il giorno senza accorgersi del mondo esterno. Albert era stanco, esausto perché aveva avuto una giornata piena d´impegni. Thomas scendeva dal suo scooter ammaccato e attraversava la strada per raggiungere il pub nel quale lavora come barista, caratterizzato dalla tipica spensieratezza di un ventunenne che possedeva tutto ciò che desiderava: buoni amici, una ragazza fedele e un lavoro soddisfacente. Gli cadde il pacchetto di Diana Blu dalla tasca del giubbotto di pelle e dopo averlo raccolto continuò ad attraversare senza accorgersi della macchina che stava arrivando. Era buio, Albert per un istante socchiuse gli occhi e perse il controllo del volante. La macchina scivolò sull´asfalto e il paraurti colpì Thomas all´altezza delle ginocchia. Urla seguirono l´accaduto.

Thomas si risvegliò e non riconobbe il posto in cui si trovava. Tutto intorno c´era un grande caos: rumore di numerose voci che si sovrapponevano le une alle altre e un continuo via vai di persone a lui sconosciute. Era disorientato. Solo dopo realizzò la sua situazione: era sdraiato in un letto d´ospedale con la gamba sinistra fasciata e in trazione. Poco a poco percepì gli odori tipici di quel posto e lentamente riaffiorarono nella sua mente immagini confuse del suo incidente. Seduto nella sedia accanto al suo letto c´era un uomo con la testa fra le mani: era disperato, incredulo, sentendosi osservato alzò la testa e si accorse che il ragazzo si era svegliato. - "Chi sei?"- chiese Thomas con un filo di voce. -" Sono? io sono ? io ... mi chiamo Albert. Mi dispiace tanto .."- rispose l´autista colpevole ?"posso fare qualcosa per te? "-. Thomas non gli rispose e i due si fissarono a vicenda. In questi attimi parve loro che tutto intorno regnasse il silenzio e gli odori dei farmaci e di alcuni ciclamini appassiti, lasciati probabilmente da un precedente paziente, si fecero più intensi. Questa situazione di estrema tensione venne interrotta dall´ingresso del dottore che gli comunicò con voce ferma:-"La sua gamba è seriamente compromessa e a rischio di amputazione"- Nell´udire questa frase Thomas, ragazzo di 21 anni, di media statura, dalla carnagione scura, capelli neri che portava corti e quasi sempre spettinati e due occhi vivaci di un bel color verdazzurro, rimase esterrefatto e gli tornò in mente tutto il suo passato. Fino ad allora la sua vita non era stata turbata da grandi sconvolgimenti. Era fidanzato con Kristen, un´estroversa ragazza di 19 anni, sua compagna di studi alla Facoltà di "Economia e Commercio". Thomas era, appunto, uno studente universitario che svolgeva il lavoro di barista per poter pagarsi gli studi, sia perché i suoi genitori non erano in condizioni economiche agiate sia perché lui è da sempre stato un ragazzo determinato e indipendente. Infatti, appena conseguita la maturità, si era trasferito a Sidney dal paesetto in cui aveva vissuto sin dalla nascita, allontanandosi per più di 200 km dai genitori e dagli amici d´infanzia. Sentiva spesso la nostalgia di questi ma nonostante tutto la sua vita era spensierata e la città in cui viveva gli piaceva. Vi erano discoteche, bar, ristoranti, palaghiaccio, cinema, piscina e tanti altri posti nei quali i giovani potessero divertirsi. Era solito trascorrere il tempo libero o nel pub dove lavorava o andando in discoteca in piacevole compagnia degli amici o di Kristen. Thomas era di carattere spigliato ma comunque un ragazzo riflessivo che non si arrende facilmente alle difficoltà e agli imprevisti della vita. Amava soprattutto andare a fare jogging la domenica mattina nel grande parco vicino all´Università in compagnia della sua ragazza. Vi si respirava un´aria fresca e pura non ancora alterata dallo smog urbano; vi era possibile annusare i differenti profumi delle più diverse specie di fiori, veder scappare gli scoiattoli alla vista delle persone, udire il musicale cinguettio degli uccellini e sdraiarsi nel prato verde a osservare il cielo limpido sognando ad occhi aperti il proprio futuro pieno di desideri e speranze. La sua vita sentimentale era a dir poco perfetta. Kristen era un´ottima studentessa, bella, fedele e dolce: erano inseparabili. Ma allora, com´era possibile che tutto quello che si era realizzato in due anni, sarebbe svanito in un solo istante?

Nella grande stanza di quell´immenso policlinico, che però offriva ben pochi servizi ai suoi pazienti, Thomas si sentì solo con i suoi dolori alla gamba e incerto riguardo al suo futuro. In stanza con lui c´era soltanto un uomo di cui non conosceva nulla se non il nome e la voce. Thomas non riusciva a capacitarsi del fatto che tutta la sua vita fosse stata sconvolta da quell´insignificante essere umano seduto affianco a lui. Albert era un uomo di 35 anni. La sua vita era racchiusa tra le mura della sua casa e del suo ufficio. Della città nella quale viveva conosceva quel poco necessario alle sue esigenze e non si curava di colmare le sue lacune a riguardo. Svolgeva la professione di impiegato alla "Banca di Melbourne" passando la gran parte della giornata a scrivere comunicati per i cittadini. Era piuttosto benestante dal punto di vista economico ma non aveva né una propria famiglia né una fidanzata con la quale condividere i suoi risparmi che perciò conservava senza uno scopo preciso. I suoi unici "amici" erano i colleghi di lavoro e difficilmente riusciva a stringere amicizia con qualcuno a causa del suo carattere estremamente introverso che lo faceva apparire agli occhi altrui un uomo freddo ed egoista. In effetti era indifferente al mondo che lo circondava e ai numerosi problemi sociali che lo accompagnavano. Per questo motivo quell´incidente aveva segnato, così come per Thomas, una svolta nella sua vita poiché avendo egli stesso causato lo spiacevole fatto si sentiva in qualche modo colpevole e aveva capito che la vita era troppo breve per viverla esclusivamente tra casa e ufficio senza rendere conto alle altre persone.

Tanti rumori lo assordavano, tante luci lo accecavano, tante mani lo afferravano. La sala operatoria era pronta. Thomas non ci credeva ancora, non sapeva se qualcuno aveva avvisato i suoi parenti, i suoi amici e la sua ragazza. Sentiva sotto di sé le rotelle scorrere sul pavimento e intanto rimpiangeva di non poter più fare jogging con la sua ragazza, ballare in discoteca con gli amici e andare sul suo scooter al quale Thomas era fortemente legato nonostante non fosse perfetto poiché vecchio regalo dei suoi genitori. Insomma nulla sarebbe stato più come prima. La barella ancora avanzava e si avvicinava sempre più alla sala operatoria. Thomas era agitato e impaurito: "continuerò a lavorare al pub?" " Sarò accettato dagli altri?" Il dottore lo tranquillizzò e gli mise una mascherina scura davanti alla bocca. L´anestesia era iniziata. A Thomas girava la testa, un senso di vuoto sotto di lui lo assalì, gli sembrava di non riuscire a respirare. La sua vista diventò sempre più offuscata sino a diventare completamente nera.

Thoms era sdraiato sul letto e

di Federica, Giulia

Trascorsero due giornate dall´intervento. Thomas era sdraiato sul letto e osservava il cielo fuori dalla finestra ma il suo sguardo era perso: stava riflettendo su ciò che gli era accaduto nella vana speranza che fosse stato tutto un brutto sogno. Il ragazzo stava aspettando con impazienza l´orario delle visite. Sul suo comodino c´erano le primule che gli aveva portato Kristen il giorno prima e ancora emanavano un delicato e piacevole profumo primaverile. Questi erano l´unico decoro di quella stanza spoglia arredata solamente con due letti bianchi coordinati ai due comodini adiacenti e un armadio grigio posto in un angolo. Oltre quella della ragazza, nessun altra visita aveva allietato il suo periodo di ricovero. I genitori sarebbero arrivati l´indomani, mentre degli amici non si vide ombra. Perciò quando sentì il rumore di passi provenire dal corridoio si aspettava di incontrare Kristen; invece rimase molto sorpreso nel vedere un uomo a lui sconosciuto in un classico abito nero tipico degli impiegati. Eppure gli pareva di averlo già visto da qualche parte. Thomas lo guardò perplesso cercando di ricordare dove poteva averlo incontrato. "Salve", disse l´uomo. Thomas improvvisamente rammentò chi fosse quell´uomo e chiese freddamente: -"Sei quello che mi ha investito, giusto? ". Albert abbassò lo sguardo malinconico e con voce afflitta rispose timidamente: "Si?". "Perché sei tornato? ". Albert non rispose e si diresse verso il comodino appoggiandoci sopra le azalee bianche che aveva portato per cortesia. Thomas lo osservò un po´ dubbioso e quasi scocciato. "Perché sei tornato? ". Thomas ripeté la domanda. Albert lo guardò negli occhi e rispose: " E´ solo per vedere come stai e per scusarmi". Questa volta fu Thomas a non rispondere. "Comunque se la mia presenza ti crea fastidio posso andarmene" e fece per uscire dalla porta. Il giovane Thomas si rese conto che neanche i suoi amici si erano degnati di fargli visita, mentre quest´uomo, pur non conoscendolo, era venuto a trovarlo portando con sé persino un mazzo di bellissimi e freschi fiori. Allora all´ultimo lo bloccò e gli disse: "Aspetta non andare via. In fondo è stata anche colpa mia perché ho attraversato la strada senza assicurarmi che ci fossero le strisce pedonali". Così i due passarono il pomeriggio insieme raccontandosi le rispettive abitudini prima dell´incidente. Da quel giorno Albert andò a trovare Thomas quasi tutti i giorni durante la sua breve pausa pranzo.

Finalmente, dopo un mese, Thomas lasciò l´ospedale sostenuto da Kristen e da Albert che lo accompagnò in macchina fino alla "Casa dello Studente" dov´era domiciliato. Questa era situata vicino all´Università nella quale studiava in pieno centro e dalla finestra si poteva vedere la piazza principale affollata dalla mattina alla sera tardi. Gli era sempre piaciuto passeggiare con la sua ragazza. La piazza era circondata su tutti i lati da negozi ed edifici storici in stile barocco. Il negozio del quale era un assiduo cliente era la gelateria di fronte all´Università. D´estate si rilassava gustando il suo gelato preferito al gusto di amarena seduto sul bordo della fontana al centro della piazza, ascoltando lo scroscio dell´acqua e osservando gli indaffarati turisti che scattavano foto qua e là. Le aiuole erano ben curate e con la loro varietà di colori contribuivano a rendere la piazza un luogo veramente vivace e allegro; inoltre l´odore molto intenso dei fiori si sprigionava nell´aria e veniva diffuso da una leggera brezza. Neanche i grattacieli rovinavano l´immagine del centro sia perché non raggiungevano un´altezza tanto elevata sia perché era curato anche il loro aspetto esteriore che si integrava perfettamente con gli altri edifici della città.

La vita di Thomas era molto cambiata: non usciva più così spesso come un tempo e per di più i suoi amici avevano difficoltà ad accettarlo e le loro visite diminuivano col passare del tempo. Gli era rimasto accanto solo la sua ragazza e il suo ormai unico amico Albert. Le poche volte che Thomas si allontanava da casa incontrava numerosi problemi: la maggior parte delle strade era mal costruita e molto spesso il marciapiede era occupato dalle macchine. Per esempio, un giorno quando decisero di fare una passeggiata al parco, furono costretti a fermarsi poiché non riuscirono ad andare oltre in quanto l´altro pezzo della strada era tutta in salita e costituita da gradini. Vi erano però molti altri disagi: pochi semafori, strisce pedonali ormai schiarite, ospedali, negozi ed edifici pubblici non adeguatamente attrezzati, parchi sporchi e non adatti a tutti, poco divertimento per i diversamente abili, scarsa serietà anche da parte degli operatori pubblici, ecc. Thomas non vide più con gli stessi occhi la sua città, vide solo grandi problemi e ostacoli ma con l´aiuto di Albert riuscì a migliorarne alcuni aspetti, quelli indispensabili, ma altre rimasero in sospeso e chissà se verranno risolte in futuro.

 

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