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La Città perfetta

di Chiara Calaresu
Erano già le otto di sera e il sole era gia tramontato da un´ora. Il piccolo Romeo vagava per il bosco in cerca della strada che lo avrebbe riportato a casa...

La nuova città Sembrava una città come tutte le altre, ma in realtà era molto diversa. Era la classica città "perfetta", dove tutte le famiglie stressate dal lavoro e dalla vita da grandi città, sceglievano come luogo per iniziare un´ esistenza tranquilla e senza problemi. Arrivò il giorno in cui anche la famiglia Way decise di trasferirsi là. Ne avevano sentito parlare da tante persone: niente smog, niente disordine, niente delinquenza, niente traffico; insomma, niente caos. La gente che vi si era trasferita era tornata felice e serena come una volta. Vi si trovava brava gente che si fidava l´una dell´altra tanto da non chiudere le porte delle case la notte.

Il giorno del trasloco, Gerard, il figlio più grande, si trovava davanti alla nuova casa mentre guardava indignato il suo nuovo quartiere. Non c´erano cartacce per terra, le aiuole ed i giardini erano curatissimi; le poche macchine che c´erano erano tutte ad energia solare, e ogni persona che passava era ordinatissima e sorridente. Non sopportava tutto questo. Lui amava la sua vecchia città. Tutte quelle giornate passate con gli amici al bowling, a fare graffiti sulle macchine dei vicini, a mangiare schifezze buttati per terra in giardino, o usando lo skate in pieno traffico... Quello si che era divertimento. Come avrebbe fatto a sopravvivere in quella città così perfetta? Aveva lasciato i suoi amici, la sua scuola, la sua squadra di hockey e la sua vecchia casa. Gli erano rimasti solo i genitori, che prima non vedeva mai a causa del loro lavoro, e il fratello Mickey, due anni più piccolo di lui, con il quale non andava molto d´accordo. Dato che non c´era molto da fare decise di andare a fare un giro per la città con la sua bici. Più il giro si allargava, più quella città gli faceva schifo: continuava a vedere ragazzini della sua età che leggevano libri sui pirati, sdraiati sul prato. Padri di famiglia che potavano le rose, bambine che cantavano strane canzoncine mentre saltavano con la corda, e donne che portavano in casa la spesa. Si sentiva male solo a guardarli. Sperava che almeno qualcosa di normale ci fosse in quell´inferno. Così provò ad entrare in un supermercato e trovò solo cibi biologici... Le sue adorate "schifezze", lì, non erano state ancora scoperte!...Basta! Per quel giorno aveva visto troppo!Tornò a casa e subito corse in camera sua, dove iniziò a disfare le valigie e gli scatoloni. Sistemò tutto per bene in modo da far assomigliare la sua camera a quella vecchia; tutti i suoi skateboard appesi al muro, il suo stereo sulla scrivania insieme a tutte le casse sparse in ogni angolo e tutte le sue adorate scarpe sotto il letto.

Beh, ora non aveva nient´altro da fare. Di certo non aveva intenzione di fare altri giri per la città... Scese a piano terra e si rese conto che insieme ai genitori c´era qualcun altro; entrò in quello che doveva essere il soggiorno e trovò i suoi insieme ad un uomo e a una donna accompagnati da un ragazzo, forse un po´ più grande di lui e a fianco la cosa più bella che avesse visto dal suo arrivo. Una ragazza di circa sedici anni con i capelli liscissimi, perfettamente pettinati, castano chiaro, gli occhi grandi e verdi, ed un osceno vestitino giallo che addosso a lei sembrava bellissimo. Gerard si presentò a tutti e quattro, ma riuscì a rammentare solo i nomi del ragazzo, Roger e della ragazza, Darlenne. Che nomi stupidi, brutti quasi quanto il luogo. Ma di questo non sembrava importargliene molto. Gli erano apparsi come quelli che aveva visto durante il suo "giro turistico".. .Chissà quanti libri di pirati avevano già letto... Ma aldilà di questo sembravano simpatici e iniziava a pensare che con qualche piccola modifica alla loro vita sarebbero diventati esattamente normali come lui. I genitori di Gerard, per aiutarli a fare amicizia, proposero ai ragazzi di andare in camera del figlio. Arrivati all´interno, i fratelli, rimasero stupiti dagli strani oggetti che vi si trovavano all´interno. Che cos´erano quelle tavole con quattro ruote appese al muro? E quella scatola metallica sulla scrivania? E tutte quelle scarpe larghissime bucate?

Roger chiese a Gerard "Ehm.. Scusa... Potresti dirmi cortesemente cosa sono tutti questi strani oggetti?".Non sapendo di quali oggetti parlasse, dato che a lui sembrava tutto normalissimo rispose: "Ma di che oggetti parli?"-"tutto questo" disse, indicando le scarpe, gli skate e lo stereo. Non ci fu risposta, e per cambiare discorso, Gerard chiese loro cosa facessero nel tempo libero e sentì proprio la risposta che temeva di sentire "Ci piace leggere libri che narrano storie di pirati, innaffiare i fiori e andare a trovare la nonna." - "Ma come, la notte non uscite con gli amici?"-"Ma noi la notte dormiamo, come è normale che sia!"-"State scherzando, niente concerti, niente feste o cose del genere?". "No..." Subito dopo i genitori dei due fratelli, e Gerard li accompagnò.

Casa dolce casa

di Miriam Mancosu

L´indomani fu il suo primo giorno di scuola. Arrivato in skate davanti al piazzale, si sentì osservato in modo strano, e, ad un tratto, vide comparire davanti a sé Roger e Darlenne che gli correvano incontro felici. Schifato dal loro comportamento e dalle loro uniformi bianche chiese comunque loro "Beh.. Cosa dovete fare?". I due si guardarono con aria perplessa e Gerard continuò "Avete intenzione di entrare a scuola?". Darlenne, con la sua nauseante gentilezza rispose:"Certo!... Perché, tu che vuoi fare?"-"Ho intenzione di andare a trovare i miei amici nella mia vecchia città. Venite con me?"- "Come? Dovremmo saltare un giorno di scuola? E poi che diciamo ai nostri genitori?"-"Niente...E poi, per una volta, che volete che succeda?". Improvvisamente i due divennero pensierosi...Ma a pensarci bene questo avrebbe permesso loro di avere un nuovo amico, così si fecero coraggio e fecero cenno di si. Arrivati alla fermata del bus, Gerard li guardò e disse: "Hey, però non potete venire conciati così! Appena saremo in città vi troverò qualcosa da mettere."-"Ma non abbiamo soldi!"-"Non vi preoccupate, ci penso io..."

Dopo mezz´ora di viaggio arrivarono e, appena Gerard mise un piede fuori dal bus, si sentì improvvisamente a casa. La prima cosa che fece fu entrare in un negozio di vestiti. Darlenne e Roger non sapevano dove guardare dato che le cose che vendevano lì non le avevano neanche immaginate. Gerard fece un giro veloce e disse "Siete a posto... usciamo. " Arrivati all´esterno, tirò fuori da dentro il giubbotto un paio di jeans e due magliette. I due ne furono molto sorpresi, quasi spaventati, perché loro non avevano mai rubato niente... Anche se, appena Gerard disse loro di indossarli, lo fecero comunque. Quando stavano per obiettare ecco che da lontano Gerard riconobbe la felpa del suo amico Sid, il quale venne loro incontro."Ciao Gee! Vedo che avevi nostalgia del posto!" "Già.." approfittò del fatto che Roger e Darlenne parlavano fra di loro per avvicinarsi all´amico e dirgli a bassa voce "E´ uno schifo, il posto in cui sono andato a finire. Guarda questi due, sembrano usciti da una fabbrica di bambini perfetti! Non sanno nemmeno cosa sia uno skate"-"Però lei è abbastanza carina, come si chiama?"-"Darlenne"-"Hhh che schifo, Darlenne, sa di principessina! O lo è?"-"Ci siamo quasi.. Gli altri dove sono?"-"A fare skate". "Ehm.. Gery, scusa se ti disturbo..."-"Innanzitutto non chiamarmi così, sa di femminuccia"."Oh, scusami tanto.. Cosa facciamo?" chiese Darlenne con le braccia conserte e la solita faccia da bambina innocente e perfetta, "Sei mai salita su uno skateboard?"chiese Sid, facendosi avanti" Se vuoi te lo insegniamo noi!".. Darlenne, che non aveva mai preso confidenza con un ragazzo arrossì e rispose "d´accordo..." Roger, sentendosi in secondo piano, avanzò e disse "comunque lei è Darlenne, ed io sono Roger, piacere!" porgendo la mano come di solito faceva suo padre. Sid arrivò da dietro e gli diede una pacca sulla schiena, che per poco non lo fece inciampare, "Benvenuto, fratello!".

Così si diressero a piedi verso il parco da skate che Gerard frequentava quando viveva lì, nel suo paradiso terrestre... La sua comitiva era al solito posto, nella gradinata principale, a mangiare hamburger e bere coca cola.. Appena riconobbero il suo enorme giubbotto bianco si alzarono e lo indicarono col sorriso in faccia.. " Ehy! Guardate chi è tornato!" Disse Sid, indicando Gerard trionfante.. Loro fecero segno di avvicinarsi, e così successe.. Gerard li salutò, e parlò un po´ con loro, senza però raccontare di quanto schifo gli facessero le persone della sua città vivibile, quelle che dalla vita non avrebbero mai avuto nient´altro che perfezioni e vuoto.. Quelli che il divertimento nemmeno lo conoscevano e che si accontentavano di vivere la loro noiosissima vita nella tranquillità e nell´ordine.. Intanto, Sid, prese Darlenne per un braccio, cosa che con lei mai nessuno si era azzardato di fare e la mise sul suo skateboard."Ecco, tu ti dai la spinta con il piede, questo parte e va tutto da solo, per girare alza il piede dalla parte opposta della curva, e per fermarti.. beh, fermati!" Lei, pensando che fosse così facile, diede una spinta e partì, ma finì esattamente contro un muro. Si graffiò il gomito, e rotolò nella strada.

"Mi dispiace, non è roba per me, scusami" disse Darlenne a Sid mentre lui la aiutava ad alzarsi da terra. "Sorellina cosa ti è capitato?" disse Roger spuntando da dietro Gerard con le mani in faccia dallo spavento. "Niente, figurati. solo qualche graffietto, non vi preoccupate per me, quando tornerò a casa mi metterò un cerotto sulla ferita, non sanguina molto." Ma Roger era troppo preoccupato per sua sorella, cosi girò e disse a Gerard "Ti prego, portaci nuovamente a casa, sta tanto male!" Gerard, disgustato da tutta quella delicatezza rispose "Ma dai, è un taglietto minuscolo! Non le serve nemmeno una garza!"-"Ma come no? le esce tanto sangue!"-"quello è niente in confronto a vere ferite.. ma se tanto ci tenete, vi riporto a casa... "-"Grazie Gery! Sei un vero amico.."..Gerard alzò lo sguardo al cielo pensando a quanto fastidio gli desse quel nome.. Così fra uno spintone e l´altro, salutò gli amici e se ne tornò nella sua nuova città..

Inizio del cambiamento

di Chiara Calaresu

Quando Roger e Darlenne entrarono in casa di corsa, la loro madre, vedendo le condizioni in cui si trovavano, si erano dimenticati di cambiarsi i vestiti, rimase stupefatta "Ma.. ma che vi è successo?Dove sono le vostre uniformi?"-"Mamma io.. io.." Darlenne iniziò a singhiozzare, e come alzò il gomito la madre vide il graffio che si era fatta.. "Per il cielo, tesoro, non mi dire che oggi sei caduta!" "Si, mamma, sono caduta a scuola.. Mi fa tanto male.."-"Aspetta, tesoro.. Telefono al medico"-"No, mamma, non importa.. Vado in bagno e provo a disinfettarlo.."-"D´accordo, ma fai attenzione." Per fortuna, la madre non si era accorta che Darlenne e Roger avevano saltato la scuola e la cosa più strana fu che non aveva dato peso al fatto che i vestiti fossero diversi e del tutto fuori dal comune. Intanto, Gerard tornò a casa sua come se nulla fosse successo. Aveva provato a cambiare le menti chiuse di questi due poveri ragazzi, ma senza nessun risultato. Aveva sperato di modificare la loro personalità al fine di vederli cambiati, di considerarli ?normali?, come lui. Ma sapeva che nello stesso momento, nella sua vecchia città, i suoi amici stavano progettando di andare a visitarlo, per vedere di cosa si trattasse, cosa fosse questa "città vivibile, noiosa e perfetta", di cui parlò loro Gerard qualche ora prima. Ma queste non erano le loro uniche intenzioni; avrebbero "dato vita", a modo loro, a quel posto.

Verso le sei del pomeriggio, mentre Gerard sedeva sul suo letto , sentì dei rumori provenire da fuori. Si affacciò alla finestra, ma gli alberi altissimi del giardino di fianco gli toglievano la visuale. Così si infilò le scarpe e corse fuori, quando vide la vetrina del Bar, all´angolo del viale, rotta e piena di scritte fatte con la bomboletta spray sul muro. Sorrise pensando che finalmente qualcosa era successo di normale in quel posto, senza però immaginarsi chi poteva essere stato a fare tutto quello. Ad un certo punto si iniziarono a sentire le sirene squillanti delle auto della polizia. Facevano un chiasso assurdo, ma un chiasso adorabile, in confronto a quel silenzio nauseante che a Gerard dava fastidio. Dalle sirene, si iniziarono a sentire le grida della gente esterrefatta davanti alla scena. Voci rabbiose arrivavano alla finestra di Gerard. Erano i proprietari del bar che urlavano contro dei ragazzini, che a parte leggere, fino a quel momento, non avevano fatto niente. Due innocenti che nemmeno conoscevano il significato di quelle scritte, non sapevano nemmeno quale strano pennarello avessero usato per produrre delle scritte così grandi.. Erano proprio Darlenne e Roger che avevano ancora addosso la roba del mattino. Gerard che dopo essere uscito di casa per andare a vedere, notò un gruppo di ragazzini che correva in lontananza e che guardava fiero le conseguenze dell´atto. Non gli sembrarono ragazzini di quella città, era troppo strano che avessero l´idea di scrivere su un muro e distruggere un locale. Doveva essere gente simpatica. Allora si avvicinò per vedere di chi si trattasse. Avrebbe fatto un´amicizia normale finalmente. Avvicinandosi sempre di più, però, iniziò a notare delle somiglianze con i suoi vecchi amici, fino ad arrivare davanti a loro e riconoscerli. Sid e gli altri, stavano seduti sul bordo della strada cinese. Chiedendosi come fossero potuti arrivare lì, li salutò."Siete stati voi? Siete pazzi!Ora daranno le colpe a me!"-"No, stai tranquillo, stanno già sgridando due bambinetti, ma loro non hanno prove per difendersi, quindi noi ce ne torniamo da dove siamo venuti contenti e tranquilli, vieni con noi?" e tolse dalla tasca il suo solito pacchetto di sigarette."Vuoi?" gli porse una sigaretta "no, grazie.. preferisco non inquinare l´aria di questo posto.." "Ma che fate? Siete stati voi a distruggere il bar,vero?"un ragazzino sulla quindicina si avvicinava a loro... camicia bianca, soliti capelli all´indietro, sorrisino smagliante e stupido, camminava piano e a testa alta, fissando quel pacchetto di cui lui non conosceva l´esistenza."Ciao bimbo.."-"Ho 15 anni, scusa.."-" Ok , UOMO"(si udirono risate) "Noi non sappiamo cosa sia questo posto, non sappiamo chi tu sia, e non c´interessa niente. In ogni caso non abbiamo fatto niente, siamo qui per caso. Tu sai chi è stato?" Sid era così bravo nel fingere che era riuscito sempre ad espiare le sue colpe a danno di qualcun´altro. Lui faceva i danni e gli altri riparavano..

E così mentre continuava a parlare quel ragazzo gli disse "Ma.. Si può sapere di cosa si tratta l´oggetto che tieni in mano?" "è una sigaretta!"rispose Sid, incredulo"non conosci? Vuoi provare?"-"No, meglio di no? ha un´ odore fastidioso."-"Una volta che la provi non è più così, fidati."così, la sigaretta che doveva dare a Gerard, la porse a quell´ "UOMO", che, curioso, la prese, ed iniziò a fumare. Dalla faccia sembrava che gli piacesse, anche se all´inizio tossì un po´ perché era la prima volta. Poi iniziò a prenderci gusto, e chiese a Sid se ne avesse altre. Sid gli diede tutto il pacchetto. Innanzitutto perché tanto ne avrebbe rubato un altro, e perchè almeno avrebbe svegliato qualcuno, visto il tentativo non riuscito con Darlenne e Roger fatto da Gerard. Ma per quel ragazzo che fumava il tempo era scaduto, ormai, doveva tornare a casa.. "Grazie mille. Io sono Jake, piacere!"e mise la mano come aveva fatto Roger. Sid stavolta nemmeno pensò a dargli una pacca nella schiena, si limitò a dire "piacere." Così Gerard stette ancora un po´ di tempo con loro, e poi tornò a casa.

Le sigarette

di Miriam Mancosu

L´indomani mattina, quando andò a scuola, incontrò Jake. Fumava all´entrata di scuola, ed attorno a sè aveva la sua classe intera. "Cos´è? Posso provare? Ma fa male? A cosa serve?" tutto questo era patetico. Lì le diciassettenni candide nei loro vestitini che si mettevano domande su cosa potesse essere una sigaretta, mentre dove viveva Gerard, a diciassette anni, si provavano già cose decisamente più forti. Quella mattina si sentiva più ridicolo degli altri. I suoi capelli neri, tutti scompigliati, erano stati raccolti all´indietro da sua madre, sebbene lui avesse provato a spettinarsi più volte. Non aveva il suo cappotto enorme, ma una stupida camicetta bianca come quella di Roger, Jake, e tutti gli altri soggetti anonimi di quel posto. Lui che aveva sempre vissuto una vita fuori dalle regole, ora doveva rispettarne fin troppe. Un ragazzino che fuma rappresentava un progresso, per lui, ma non gli piaceva lo scenario che si era creato. Gli insegnanti uscivano dalle porte ed andavano verso Jake, il quale, con le sigarette in mano, si metteva in mostra davanti a tutti mentre fumava. "Me l´ha insegnato un amico di fuori. Si chiamano sigarette, e fanno molto rilassare!"-"Sono nocive?"chiese Darlenne fra la folla."No! O meglio, non penso."rispose lui, con una nube di fumo che gli copriva il viso. Fino a quando tutti i ragazzi iniziarono a provare e le sigarette finirono. E Gerard rimaneva nella scalinata, attonito davanti a tutto questo. Com´era possibile che fosse capitato in un posto come quello? Ma era troppo tardi, pensando ai fatti suoi aveva perso l´entrata di scuola, così ne approfittò per tornarsene dai suoi amici, e raccontare tutto. Sid, all´inizio non ci credette, lì era proibito fumare dappertutto e Jake fumava davanti ai suoi insegnanti! Sembrava una buona idea, allora disse scherzando "Penso proprio che mi stabilirò lì, tanto con venti sigarette posso cambiare mezza città e con venti pacchetti posso cambiarla tutta." Gerard accennò un sorriso, pensando che stesse scherzando, così passò il resto della mattina con loro a parlare e fare le solite cose che faceva tempo fa, tempo che gli mancava molto.

Ricordi e disastri

di Chiara Calaresu

Quando tornò a casa, la madre lo aspettava in cucina. Tutto era apparecchiato. "Gerard, te l´ho detto." Con le mani sul viso e con un´espressione delusa si rivolse a lui "Sono passata a prendere le ultime cose da casa e ti ho visto con loro. Perché non sei entrato a scuola? Noi cerchiamo di farti diventare un ragazzo ?normale?, cerchiamo di farti essere una persona più accettabile, cerchiamo di farti essere uno di noi. Perché esci ancora con loro? Non ti sei fatto amici nuovi qui? Non ti piace la tranquillità, la libertà, la sicurezza? Pensavo che una volta qui tu capissi quanto sia meglio vivere in pace, senza rubare, senza sprecare una vita.. Da buona madre io mi preoccupo così tanto per te e tu mi deludi sempre! Io non so che dirti, veramente.."Lui non rispose. Preferì entrare in camera sua, sfilarsi le sue scarpe enormi e buttarsi nel suo letto. Nella sua testa c´era ancora l´immagine di sua madre il giorno in cui decise di traslocare, ricordava ancora le sue parole.. "Tu hai bisogno di un po´ di tranquillità, ragazzo. Ho comprato una casa in un posto magnifico dove ti attendono amici veri e valori che qui sono stati dimenticati. Prepara la tua roba. Domani si parte". Le uniche cosa che gli servivano erano lo skate, le scarpe e lo stereo. Per il resto sapeva che la roba l´avrebbe portata sua madre. Così, alle undici di quella sera, saltò dalla sua finestra. Ovviamente non si fece nulla perché abitava al primo piano. Come era solito fare, scappò anche quella sera, per stare con i suoi amici, per dare loro l´addio finale. E passò una delle serate migliori della sua vita."Gerard! Vieni alla porta! è per te! "i ricordi si fermarono, Gerard era tornato alla realtà. Scocciato scese le scale, e si trovò davanti Darlenne con un pacchetto di sigarette in mano. "Gerard ti farebbe piacere di venire al parco giochi? C´è Sid che è venuto a portarci delle sigarette!"-"Scusa? Stai scherzando?" "No! Ce le sta regalando! è così gentile..." Darlenne non fece in tempo a finire la frase che Gerard corse di nuovo su per le scale, si infilò le scarpe, ed uscì a vedere.

Una fila di persone aspettava le sigarette, tutto ciò era irreale! A parte il fatto che queste persone dimostravano il loro ordine persino per prendersi un dannato pacchetto di sigarette. " Sid ma che ci fai qui? Ma perché stai regalando queste sigarette?"-"non capisci? E? favoloso! Sto modificando un intera città! Domani penso che porterò le birre."-"Sid ma tu sei impazzito completamente, ma non vedi che qui è tutto ordinato? Uscirà un disastro, non una città vivibile! Come puoi pretendere che con delle sigarette e della birra le persone diventino normali? Al massimo si ubriacheranno e parleranno di pirati, anche se già lo fanno da sobri! Sono così abituati al loro ordine che non cambieranno mai e poi mai!"-"Stai a vedere." Gerard, rassegnato, decise di tornare a casa. Tanto ormai il caos era iniziato, quel che sarebbe stato sarebbe stato, nessuno l´avrebbe più fermato, ma almeno avrebbe avuto una bella soddisfazione nel senso che sua madre avrebbe visto che nessuna città è tranquilla come sembra e che la città vivibile è in tutti i sensi un utopia. Del resto a lei che importava di lui? Voleva fare la buona madre e basta, l´aveva detto chiaramente. Non le interessava niente della felicità di suo figlio, lei voleva solo una vita felice, una famiglia come quelle che si vedono nelle pubblicità, quelle senza problemi. Ma tanto è impossibile. I problemi, per fortuna, ci sono sempre. Così, dopo quella giornata, rientrò a casa.

Confessioni

di Miriam Mancosu

Si fece notte. Qualcosa lo spinse ad affacciarsi alla finestra. Voleva "contemplare" lo splendore di quel posto, per non dimenticarsene quando avrebbe visto quella stradina già oscena per la sua perfezione, piena di ragazzini ubriachi, il che avrebbe peggiorato ulteriormente la situazione. Quando poi, i ragazzini ubriachi li vide veramente, esattamente dopo una settimana. Ne aveva avuto di tempo, per contemplare, ora era la volta dei rimpianti. Infatti, vedeva quello che prima era un ragazzo perbene, ovvero Roger che si divertiva a spaccare le bottiglie per terra, disturbando la quiete notturna a cui Gerard si era quasi abituato, e stravolgendo i pensieri che si era fatto dal giorno in cui arrivò lì. Per non parlare di Darlenne, che mentre prima, con un taglietto, si disperava, ora era piena di ferite vere causate dal vetro che suo fratello le spaccava affianco, ma sembrava che a lei non importasse, visto che era ubriaca quanto lui e che probabilmente non capiva niente. Non parlavano di pirati, ma parlavano come persone "normali". Parlavano di quanto fosse bello ubriacarsi per il fatto che quando lo si era, la perfezione spariva, tutto era lecito, erano liberi. E la cosa a Gerard sembrò anomala, perché lui pensava che non sarebbero cambiati di una virgola, quando invece, grazie al suo amico, tutto stava prendendo veramente forma. Le persone diventavano sempre più "normali", la città meno perfetta, la realtà iniziava a prendere il sopravvento e la soddisfazione pure. Però pensandoci era buffo, quanto facile sia riuscire a cambiare totalmente delle persone che sembravano programmate dalla nascita così, sembrava quasi un esperimento scientifico. Così, giusto per provare a conoscere le vere personalità di questi soggetti che sembravano non averne, scese giù di nascosto e si mise a parlare con Roger. Ne approfittò del fatto che fosse ubriaco per fargli dire la verità."Sii sincero.. Ma ti piace veramente questo posto? Non hai mai pensato di ribellarti, di cambiare?"-"Ci penso giorno e notte, Gee. "finalmente lo chiamò come avrebbe voluto sentirsi chiamare."Mia madre mi costringe a fare il perfettino, a seguire i suoi schemi, a vivere come una sagoma priva di mente, ma io penso sempre al fatto che un giorno potrei svegliarmi e rifiutarmi di essere quello che ho sempre fatto vedere di essere". Sentendolo parlare così sembrava quasi un filosofo. Ma non era affatto un filosofo, era semplicemente ubriaco. "allora perché non te ne vai da qui? Perché non scappi da questo posto?"-"Sono stato abituato male, ormai. Non mi so più difendere da niente e nessuno, anche perché non ce n´è mai stato bisogno qui. Vorrei soltanto, un giorno, poter smettere di fingere di essere il tipico ragazzino di questo stupido posto, ed iniziare a far vedere chi sono, non quello che sembro"-"capisco come ti senti, anche mia madre cerca di farmi essere un ragazzo tranquillo, ma io non sono stato abituato così, al contrario di te, e finisco sempre per ribellarmi. Le cose che tu hai sempre visto strane di me, per me sono normalissime, come per me è sempre sembrata strana questa perfezione. Non ti avevo mai sentito parlare così, ho sempre pensato che tu fossi un ragazzino educatissimo ed elegante, ma a me sembra che con la birra tu sia molto meglio di come ti abbia mai visto." "Questa città mi fa schifo, anche se è vivibile. Io vorrei almeno che ci fosse un pò di indipendenza personale, insomma?a me non piace per niente il bianco! perché devo usarlo tutti i giorni per uscire? Perché devo portare questi stupidi capelli ritirati all´indietro quando li vorrei liberi di crescere come e quanto vogliono? L´ordine certo, agevola molto le cose, ma rende anche la vita più monotona, e lascia un vuoto enorme nella propria dentro di noi. Non trovi?"-"si, trovo molto?mi dispiace, ma ora inizio ad avere sonno, buonanotte Roger. Io vado a casa!"-"Mi fa schifo pure il mio nome. Esprime esattamente la stupidità di questo posto. Buonanotte Gerard! Ribellati, tu che puoi.." Così Gerard tornò a casa e pensando a quanto Roger fosse una bella persona, si addormentò .

 

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